Feb 25, 2017

Predazione per perforazione dal Precambriano ad oggi

4 comments

Edited: Feb 25, 2017

Con il passaggio dal Precambriano al Cambriano, si passa da un mondo “buio” popolato prevalentemente da organismi ciechi ad un mondo ricco di luci e, probabilmente, colori. La possibilità di poter esplorare l’ambiente circostante e percepire le forme ed il movimento, ha permesso un grandissimo balzo in avanti per quello che riguarda la capacità di locomozione, di ricerca e di conseguenza adattamento a nuove nicchie ecologiche, oltre che allo sviluppo di nuove strategie di alimentazione. Non è chiaro quando è avvenuto, ed in quali condizioni, il passaggio da un’alimentazione “passiva”, cioè per assorbimento delle sostanze necessarie al metabolismo, autotrofica (McMeniamin 1986, 1988), chemiosimbiotica (note sono le tracce di Yorgia waggoneri impresse sulle peliti del Precambriano del White Sea, e che prendono nome di Epibaion https://en.wikipedia.org/wiki/Epibaion) e pascolo (come testimoniano Kimberichnus lasciate presumibilmente dal protomollusco Kimberella), ad un’alimentazione “attiva” legata alla ricerca, caccia e predazione di altri organismi.

La testimonianza più antica dell’esistenza di fenomeni di predazione la si osserva in alcune impalcature scheletriche di Cloudina (Shaanxi Province, Cina) datate al Neoproterozoico superiore, circa 545 Ma.

Cloudina è costituita da un’impalcatura calcarea a forma di cono avvolto su se stesso e creato da un ipotetico verme serpulide tipo Merceriella secondo Fauvel (1923), da vermi pogonofori (Ivanov, 1963) o tubi di vermi vestimentiferi come quelli che si rinvengono in prossimità dei camini vulcanici abissali, smokers, (Little et al. 1999).

In alcuni di questi fossili sono stati rinvenuti dei fori circolari (vedi foto seguente) probabilmente risultato di un fenomeno di predazione da parte di uno sconosciuto organismo (Bengston, 1994; Bengston & Yue, 1992; Hua et al. 2003).

Debrenne & Zhuralev (1997) criticano però questa ipotesi, considerando invece queste strutture circolari come il risultato di un fenomeno di cristallizzazione e dissoluzione locale di cristalli di dolomite.

 

Facciamo un salto di piu' di 500 milioni di anni e veniamo ad oggi...

Analoghe strutture (ammesso e non concesso che si tratti di predazione per Cloudina) si rinvengono frequentemente sulla conchiglie di lamellibranchi e gasteropodi, come quelle che sono visibili nella tavola seguente.

Questi bivalvi, ascrivibili al genere Venus sono stati rinvenuti sulla battigia delle piane di marea nel Mare del Nord in prossimità di Leiden, Olanda. Essi mostrano un chiaro foro di predazione circolare, localizzato in prevalenza nella parte medio-superiore della conchiglia, verso la cerniera, dove si trova in effetti la parte organica del mollusco. In due esemplari la predazione non è stata portata a termine con successo (seconda e sesta valva), non essendo presente all’interno della conchiglia alcuna continuità del foro visibile dall’esterno. L’organismo sopravvivendo all’attacco ha potuto cosi' ricostruire la parte interna della madreperla.

 

Ma chi ha effettuato questo tipo di foro?

Un’interessante pubblicazione (Carriker,1981 che potete trovare qui: www.vliz.be/imisdocs/publications/240294.pdf ) imputa la creazione di questi fori a gasteropodi predatori appartenenti alle Capulidae, Naticacae, Tonnacea, Muricacea e Vayssiereidae.

Il processo di ricerca ed identificazione avviene principalmente per via chemiorecettiva, ed una volta raggiunta la preda il meccanismo che compie l’azione meccanica di penetrazione è composto da due parti: l’organo vero e proprio di penetrazione (ABO: Accessory Boring Organ) e la radula. Durante l’azione meccanica intervengono anche la secrezione di probabile Acido Cloridrico (HCl), agenti chelanti ed enzimi che dissolvono la conchiglia stessa. Una volta raggiunte le parti molli una sostanza paralizzante viene emessa via ghiandole specializzate ed inoculate via la proboscide del gasteropode.

 

Da quando si hanno testimonianze di predazione di questo tipo? Nel Fanerozoico sono state evidenziate tre periodi temporali in cui l'attività predatoria si è manifestata; secondo quanto scrive Kowalewski et al. (1998) (articolo qui: http://geology.gsapubs.org/content/26/12/1091.abstract ) la prima fase di attività si manifesta a partire dal Cambriano (Conway-Morris S., Bengston S., 1994 – Cambrian predators: possible evidence from boreholes. https://doi.org/10.1017/S0022336000025567) sino al Carbonifero. In questa fase le attività di predazione per “borehole” sono principalemnte rivolte a faune di brachiopodi, ma echinodermi e molluschi bentonici sono ugualmente predati nella stessa maniera.

Nella figura un foro di predazione presente sul pigidio del trilobite Glossopleura gigantea (Resser, 1939), Spence Shale member, Langston Formation, Utah, USA, Cambriano medio.

 

Segue una seconda fase che si estende dal Permiano al Cretaceo basale in cui le attività predatorie per perforazione sono decisamente rare. Il motivo di una relativa assenza di questo tipo di predazione non è chiaro, sebbene si imputi ad un fenomeno di latenza, di non rapido adattamento ad un cambiamento dell’ecosistema o una modifica del sistema di predazione (alcuni Naticidi per esempio predano senza effettuare attività di perforazione).

La terza fase vede una ripresa della attività predatorie per perforazione, legate ad un importante differenziazione dei predatori durofagi.

Lo schema seguente mostra la distribuzione dele attività di predazione nel fanerozoico, come illustrato da Kowalkewsi et al. (1998) in fig.3, pag. 1093.

La predazione per perforazione quindi ha anche lei una storia molto interessante ed antica.

Quando troverete un giorno una conchiglia sulla spiaggia, con un piccolo foro circolare, pensate che la stessa tecnica di predazione si è sviluppata ben 500 milioni di anni fa e forse di più, ed è stata talmente di successo che ancora oggi è utilizzata dalla maggior parte dei predatori durofagi presenti in tutti gli oceani.

Feb 27, 2017

Molto, molto interessante. Stando vicino ad una spiaggia di predazioni di questo tipo ne ho viste molte, soprattutto ad opera di alcune "lumachine di mare" che prendevano il posto dei cosiddetti "caragoi" (paguri) morti nelle conchiglie e poi andavano a caccia di vongole.

Non sapevo che le origini di tale tecnica fossero così antiche. Ripeto. Molto molto interessante. Grazie Enrico!

Feb 28, 2017

Grazie Dario, è quello che vogliamo sviluppare in questo piccolo spazio che abbiamo. Nel limite delle nostre conoscenze cercare di sviluppare tematiche un poco alternative al solito blabla.

Sono in vacanza ora, quindi assente sulla piattaforma; ho visto due bei trilobiti marocchini apparire in queste pagine, ne riparliamo (se non lo fa Gianpaolo prima) al mio ritorno...

Mar 1, 2017

Ti aspetto al varco... buone vacanze intanto! E poi voglio sentire qualcosa su una certa Norwoodia... ;-)

Mar 1, 2017

Norwoodia... mi ricorda qualcosa :-)

Se ne puo' parlare nella sezione relativa al Limulus, come antipasto.

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  • Proviamo a riesumare questo Forum con una discussione interessante. Come alcuni di voi sapranno sto cercando materiale informativo su Nectocaris.... Postatemi e linkatemi qui sotto tutto il materiale che avete informativo...così che creo un database che mi sarà utile per il lavoro di 3D. Non riesco a trovare questa pubblicazione: Conway Morris, S. 1976: Nectocaris pteryx, a new organism from the Middle Cambrian Burgess Shale of British Columbia. Neues Jahrbuch fu¨r Geologie und Palaeontologie, Monatshefte 12, 703– 713. idee? queste sono già in mio possesso: (Martin & Caron, 2010), (Martin, 2013) and (Mazurek& Zaton, 2011)
  • A BURGESS SHALE PRIMER - HISTORY, GEOLOGY, AND RESEARCH HIGHLIGHTS Interessante testo di Dave Rudkin illustrante il famoso livello fossilifero che ha dato alla luce le meravigliose faune di #Burgess Shale, Canada; l'articolo fa parte del Field Trip Companion Volume edito nel 2009 in occasione del centenario della scoperta di questo sito da parte di C.D. Walcott (nel 1909, ovviamente). Per chi ha accesso alla piattaforma Academia lo puo' trovare di seguito, altrimenti contattatemi per avere la copia: https://www.academia.edu/1471115/The_Mount_Stephen_Trilobite_Beds?source=swp_share
  • Articolo pubblicato un paio di anni fa su una nuova specie di "aglaspid-like" rinvenuto nel celebre lagerstätte del Cambriano, Serie 2, Stage 4 di Emu Bay (sud Australia). Non possiede le caratteristiche tipiche degli #Aglaspidi, ne dei #Cheloniellida. Gli autori lo inseriscono all'interno ei Vicissicaudata, clade che raggruppa gli Aglaspidida, Cheloniellida e un gruppo definito come Xenopoda; In quest'ultimo gruppo, cui sono inseriti Sidneya ed Emeraldella , viene introdotto questo nuovo euartropode, # Eozetetes gemmelli . Abstract: A new euarthropod from the Emu Bay Shale (Cambrian Series 2, Stage 4) on Kangaroo Island, South Australia, is a rare component of this Konservat-Lagerstätte. The two known specimens of Eozetetes gemmelli gen. et sp. nov., in combination, depict a non-biomineralized euarthropod with a relatively short cephalic shield lacking dorsal eyes and bearing a flagelliform antenna, 18 trunk segments with broad tergopleurae and paired axial nodes/carinae, and an elongate, styliform tailspine. The new species compares most closely with taxa in the putative clade Vicissicaudata, which groups Aglaspidida, Cheloniellida and Xenopoda. A ring-like terminal tergite in E. gemmelli corresponds to the caudal tergite in cheloniellids and xenopodans. Incorporating Eozetetes into recent character sets for Cambrian euarthropods supports close affinities to either Emeraldella or to aglaspidids, but several plesiomorphic character states are inconsistent with membership in Aglaspidida sensu stricto. Eozetetes is among the earliest of various Cambrian taxa informally referred to as ‘aglaspidid-like euarthropods’. Link verso pubblicazione: https://doi.org/10.1017/S0016756815001053 Una discussione su cosa sono gli aglaspidi la potete ritrovare qui: https://www.trilobiti.com/forum/paleozoic-area/gli-aglaspidi

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