Apr 24, 2017

Guida Galattica Per i Collezionisti o presunti tali

7 comments

Ciao a tutti, allora... scrivo questa piccola guida, che vuol esser più uno sfogo di un appassionato che altro, per evitare la sensazione che ultimamente provo quando alle fiere, piccole o grandi che siano, acquisto o scambio dei pezzi, minerali o fossili che siano. Una sensazione piuttosto strana, di "amaro in bocca" per quello che vedo esposto, venduto, e che io stesso scambio.

Non sono un collezionista d'annata eh, ma da un po' mi piace investire i miei sudati risparmi in dei fossili o dei minerali che mi stuzzicano, e vorrei avere una bella collezione.

Prima domanda da farsi, quindi : cosa colleziono?

Già qua ne avremmo da discutere per ere geologiche... per quello che riguarda i fossili o si spazia per il "di tutto un po'" (pericolosissimo...) oppure ci si specializza (molto meglio a mio avviso, e vi spiegherò il perché)

So che non ve ne frega nulla, ma vi parlo un po’ della mia storia di collezionista… iniziato con tanta voglia e tanto stupore e adesso… un po’ smaliziato, ma con tanta voglia comunque di tirare su qualcosa di utile. Purtroppo nella mia storia collezionistica sono stato vittima del diffusissimo fenomeno dei venditori di paccottaglie fossili, che ti spacciano come più raro del mondo il pezzo più brutto del mondo, incollato, pitturato, incompleto, incrostato… caricando i costi all’inverosimile e lasciandoti, una volta aperti gli occhi, con la famosa “pipa di tabacco” con la quale poco si può fare.

Primo consiglio che vi do : informarsi, sempre. La cultura sul campo può e deve distruggere questo tipo di commercio; aprite gli occhi e siate esigenti. I vostri soldi non devono finire nelle tasche di chi non li merita. Anche perché li togliete da chi, invece, guadagna onestamente su quello che fa. Informandosi un pochino vedrete che veramente in termini di fossili, potrete iniziare da qualunque cosa, i campi sono vastissimi… qui va a gusti… dovrete sentire voi quel pizzicorino quando vedete i pezzi che vi interessano di più e vi si illuminano gli occhietti. Giusto per farvi un esempio. C’è chi colleziona fossili del precambriano. Chi all’interno di questi colleziona solo una certa specie. Oppure… C’è chi colleziona fossili del cretaceo. All’interno del cretaceo c’è chi colleziona denti di squalo. Chi addirittura denti di Carcharodon, che è una specie di squalo….

Quindi, primo consiglio, effettuate una scrematura. Questo vi permetterà una cosa sostanzialmente e cioè di specializzarvi. Più siete esperti, meno vi fregano. Semplice no?

Ah. Se avete bisogno di consigli su pubblicazioni o altro andate a cercare su questo forum o comunque su libri. TANTISSIMI SONO ESPERTI NEL MONDO DEI FOSSILI, SENZA MANCO AVER IDEA DI QUELLO CHE HANNO SOTTO MANO. Questo non mi stancherò mai di dirvelo. Documentatevi, ci sono un sacco di siti interessanti da cui trarre ispirazione per scaricare o leggere online pubblicazioni su ciò che ci interessa di più (tipo come si muovevano le ammoniti svolte sott’acqua? Una ricerchina sugli euripteridi italiani? Chi cerca trova…).

Seconda cosa, se il pezzo non vi piace, NON COMPRATELO. Può essere il più raro del mondo, ma vi assicuro che se spenderete soldi inutilmente nessuno ve li ridarà indietro. Giusto per non scrivere troppo, vi lascio due foto di due pezzi che ho comperato a caro prezzo molto tempo fa, e che ho scambiato in una mostra per molto meno.

Riprenderò poi queste foto per fare un discorso sul post successivo. Per ora vi ho stancato abbastanza.

 

 

 

 

 

 

Apr 24, 2017Edited: Apr 24, 2017

 

Ok, riprendiamoci… per chi non le conoscesse le ragazze (o i ragazzi) di cui sopra sono delle trilobiti di Valongo, in Portogallo, note per le forme piuttosto caratteristiche e ritenute dei fossili “abbastanza” di pregio. Sono state acquistate per molti soldini, e scambiate per poco. Perché sono scemo? No, perché sono stato ingenuo all'epoca, inesperto, e per questo ho dovuto pagarla ora.

Ad un occhiata approssimativa si potrebbe dire anche che sono carini, il primo è grande (caspita un trilobite grande!) e il secondo ha due colori diversi, e poi è di Valongo no? Io sto zittino e vi metto queste due foto

 

 

 

 

La prima è la mia ex trilobite, la seconda è una presa digitando il nome del trilobite su google (vi metto l’indirizzo dell’immagine -> http://www.fossilmall.com/Pangaea/patrilos/tr140/pft595a.JPG). Ora a una prima occhiata... la mia "ex" è ancora bella? Qualcuno potrebbe anche dir di si ma… io ci son rimasto male. Male perché se avessi visto l’altra, probabilmente mi sarei messo via i soldini e avrei preso quella (o comunque di quella qualità), l’avrei tenuta in collezione e col cavolo che la scambiavo, tra l’altro rimettendoci (ma questo è un'altra cosa di cui parleremo dopo).

 

Quindi, in sostanza : per la mia collezione, solo fossili di qualità.

 

Cos’è la qualità? Un fossile è bello se piace d’altronde… Si. E no.

In primis un fossile deve essere classificabile. I Frankenstein marocchini non li dovrebbe volere nessuno nella propria collezione, anche se purtroppo il mondo ne è strapieno; per essere classificabile il fossile deve avere delle caratteristiche riconoscibili, e quindi esigete luogo, formazione, specie, ecc ecc se ci sono. Altrimenti, controllate che non manchi nulla. Vi invito a guardare la seconda trilobite che ho postato nell'articolo precedente... Bella vero? Senza naso poi sta benissimo… come potete vedere per quanto possa definirla “integra” mi manca una parte importantissima per la sua classificazione… e chi la vorrebbe mai una cosa del genere? Sicuramente non un collezionista appassionato di queste trilobiti. Purtroppo quando si è alle prime armi si prende di tutto, e a me mancava una trilobite di questo tipo per cui… compra… e poi invece… niente da fare. Il discorso appena fatto però ammette una eccezione. Molte volte alcuni fossili sono talmente rari o strani che non si dispone di esemplari completi o è molto molto difficile classificare l’esserino in oggetto… ma non è questo il caso. E come fare a capire quanto il nostro fossile è incompleto? Beh… basta guardare in giro, sui libri e sulle pubblicazioni… e siamo sempre là.

 

Più cultura, meno fregatura!

 

Bello slogan, potremmo farci delle magliette a tema.

Inoltre, ricordiamo che ogni fossile ha delle finiture ritenute “di pregio”, ad esempio, una volta assicurato l’esemplare completo, si procede con il controllare questi dettagli, che possono far cambiare la valutazione data al pezzo in sè di molto se non determinare l’acquisto o meno dello stesso.

Ne dico una, la seghettatura e lo smalto residuo sui denti di squalo, gli occhi e i tubercoli sulle trilobiti, ecc. ecc. anche qui, chiedere e informarsi.

Altra cosa sulla qualità… il vostro pezzo potrebbe, un giorno, diventare oggetto di studio, o essere esposto. Quindi, dovrà essere adatto allo scopo; una preparazione ed una conservazione ottimale renderanno il vostro pezzo interessante e attraente; più di qualche pezzo della collezione di alcuni miei conoscenti è finito in qualche tesi di laurea, quindi anche in questo caso, la qualità del pezzo aumenta il suo valore, sia monetario ma anche a livello di studio.

 

Giusto per, la prima ex trilobite era ricoperta di un velo di schifo trasparente che l’ha resa lustra e poco appetibile. Credevo, giustamente, che fosse l’unico modo di conservarla senza danneggiarla… salvo poi aver visto altri fossili simili praticamente perfetti e senza l’utilizzo di alcun velo di sbriluccico dato sopra a mo’ di pittura da muro. Guardarla al microscopio è un disastro, la luce viene riflessa ovunque e si perdono i dettagli. All’epoca le parole del “venditore” sono state queste : “Gli ho dato sopra un velo di *marca di un protettore* perché così non si danneggiano e sei apposto per tutta la vita”. Beh, grazie. Magari la prossima volta pensa un po’ meno a me e lasciami il fossile integro senza impregnarlo di schifo…

 

Va ben dai. Ora basta anche per il secondo post. Attendo domande o precisazioni, la guida la possiamo benissimo scrivere tutti assieme.

Apr 24, 2017

Penso che lo "slogan" qui sopra valga per tutti i campi.

Tornando a quanto scritto da Dario io farei una piccola precisazione, ci sono collezioni e quindi collezionisti che per vari motivi guardano prettamente all'estetica, ma anche chi, non disdegnando la bellezza, mira più al valore scientifico dei campioni, quindi prima di tutto dobbiamo capire che tipo di collezionisti vogliamo essere.

Concordo precisando pero' che un fossile ben preparato ha sicuramente valenza estetica ma anche scientifica... viceversa un fossile mal preparato NON ha valenza né estetica ne' scientifica.... anche solo 1 pigidio ma se e' massacrato non ci fai nulla comunque

Apr 25, 2017

Complimenti, scritto bene ed interessante.

Se posso aggiungere il mio piccolo granello di sabbia a quanto già hai scritto, per quello che mi riguarda, una collezione prende valore se è rappresentativa di qualche cosa.

Risulta "invendibile" se è un'accozzaglia di pezzi provenienti da differenti siti, ere, incompleta, pezzi mal preparati o conservati. Insomma tutto quello che si ritrova in una collezione di qualcuno che ha cominciato questo hobby/passione/lavoro.

Con il tempo le cose (dovrebbero) cambiare, con una presa di coscienza della direzione che si vuole dare, con un "acculturamento" del collezionista che DEVE LEGGERE ED INFORMARSI. Collezionare per collezionare perché i pezzi piacciono, e poi non conoscere il contesto sedimentologico, paleogeografico, ambientale in cui l'organismo ha vissuto è (secondo il mio modesto punto di vista) inutile.

E semplicemente limitarsi a fare il raccoglione di pezzi che piacciono e che prenderanno polvere (nel peggiore dei casi) nel tempo.

Una collezione invece che possiede una valore intrinseco puo' essere tematica (gli organismi che occupavano una particolare nicchia ecologica), evoluzionistica (l'evoluzione che un organismo ha subito nel tempo), sistematica (un gruppo particolare organizzato per generi, ordine...), o quant'altro. Ricordiamo che collezionare fossili, minerali, francobolli, o auto storiche, è un'azione che si fa per poter trasmettere qualche cosa alle future generazioni; non dubito un solo istante che quanto fa parte delle nostre collezioni dovrà un giorno passare ad altre mani, magari un piccolo/grande museo, o ai nostri figli (se sensibili alla tematica), e di conseguenza è FONDAMENTALE, che ogni pezzo sia correttamente identificato/identificabile onde non perdere le informazioni di base (provenienza, età, documenti di acquisizione - se esistono-...) a rischio che il tutto finisca in discarica con perdita di un patrimonio paleontologico (o storico, artistico...).

E' questa la grande frattura che esiste tra il collezionismo privato e quello "ufficiale". Il pezzo privato rischia di essere perso a jamais, una volta il proprietario deceduto (non si vive in eterno) e difficilmente disponibile per studio da parte di accademici, mentre un pezzo deposto in un museo è numerato, classificato, deposto in una scatola magari in fondo ad un archivio, ma comunque disponibile tra 10-20-50 anni (questo in via teorica e nel caso di collezioni museali serie), ci sarebbe da discutere anche qui.

Quindi, se volete iniziare/continuare una collezione e volete darle del valore intrinseco, come dice giustamente Dario, indirizzatela verso un settore particolare, acquistate pezzi decenti e non raffazzonati e mal preparati (un bel pezzo si puo' comunque sempre rivendere, nel caso fosse necessario), e sopratutto con cognizione di causa.

Cosa ottimale sarà di avere contatti con organismi istituzionali per instaurare collaborazioni di fiducia, scambio, cultura.

Nel nostro piccolo, come Museo Back to the Past, abbiamo un eccellente punto di collaborazione con alcuni esperti universitari internazionali (Lerosey-Aubril, Collins, Robison, Babcock...) e questo nonostante le 1000 difficoltà nel voler dimostrare l'importanza della collaborazione tra privati e pubblico nel settore scientifico.

Apr 28, 2017

 

Bene bene, ottimo, la discussione procede quindi cerchiamo di non farla arenare ok? Quindi avanti tutta, come si diceva prima. D’altronde abbiamo scelto cosa ci piace collezionare, partiamo con una buona bibliografia di partenza, e adesso? Siamo pronti a spiccare il volo? Eh… magari… cioè anche volendo si può fare, però non garantisco sull’atterraggio… che potrebbe essere più duro del previsto, visto anche che si parla di pietre alla fin fine.

Una delle cose, la più comune, è incappare in quello che possiamo definire come il cubismo da preparatore, ovvero una strana forma d’arte che impone l’assemblaggio di vari pezzi di trilobiti per formare qualcosa che possa assomigliare ad un viaphacoharpedalmaniscutellaspis e possa quindi essere venduto al miglior acquirente ansioso di portarsi a casa l’affare della sua vita… per poi scoprire che anche a scambiarlo si farà molta, molta, molta fatica.

A meno di non abbassarsi al livello di chi ve l’ha venduto ma… per piacere, se siete persone di quel tipo lasciate pure stare questo breve scritto e direzionatevi pure altrove. Se siete stati fregati fatene tesoro ed esperienza, non fregate altre persone, altrimenti ricadete nel circolo vizioso peggiore che possiate trovare.

 

Dicevamo il cubismo da preparatore, ovvero quando montare i pezzi di fossile a caso genera delle sfaccettature estetiche sconosciute ai più. La differenza tra un trilobite “predato” e uno “rotto smartellando a cavolo” si vede, e c’è. Anche qui ci vuole occhio, ma soprattutto studio.

Ricordiamoci innanzitutto che la maggior parte delle volte ci troveremo ad aver a che fare, soprattutto all’inizio, con trilobiti abbastanza comuni. Non nel senso di brutti eh, in senso ampio… cioè che ce ne sono in giro. E quindi, risalendo all’origine del nome… trilobititri. Cioè TRE; sia che decidiate di dividerli in orizzontale, sia che optiate per il verticale, in un trilobite completo troverete tre parti (a parte certe forme in cui qualcosa appare ancora fuso assieme).

 

Prendiamo il nostro pezzo tra le mani (oppure, le foto che abbiamo a disposizione, se son poche chiedetene da tutte le angolazioni possibili) e mettiamoci a guardare bene cosa vogliamo portarci a casa. Ve la faccio molto semplice, le trilobiti (o i trilobiti, ma a loro poco importa se gli date del maschio o della femmina) hanno una testa, un corpo, e un sedere (che possiamo chiamare in modo figo pigidio); allo stesso modo, se invece consideriamo la divisione verticale, ci sarà una parte sinistra, una centrale, e una destra. Ripeto… a parte alcune specie particolari e molto rare, di cui non abbiamo esemplari completi, il fossile di vostro interesse dovrà presentare una testa, un corpo e un sedere (un cephalon, un thorax, un pygidium e così sfoggiamo la cultura), possibilmente completi, e tre lobi (tri-lobite…), sinistro, centrale, e destro (lobo pleurale sinistro, lobo assiale, lobo pleurale destro).

 

Vi lascio una foto presa dal sito http://www.alexstrekeisen.it/sedi/trilobiti.php che illustra molto bene questa cosa :

 

 

 

Una volta assicurati della presenza di queste parti andate più nel piccolo, guardate gli occhi (salvo le forme cieche tipo ad esempio gli ampyx), le guance, le spine se ci sono, la parte terminale del pigidio… Questo perché ricordiamoci che le trilobiti effettuavano la muta come fanno ad esempio i serpenti, quindi è facile che le vecchie exuvie (ovvero la “pelle morta”) si trovino fossilizzate mezze rotte; ho visto degli interessantissimi lotti di pigidi e teste di trilobiti a pochissimo prezzo… ottimi per una collana da regalare alla vostra amata (“cosa ti ha regalato il moroso per il compleanno?” “Una collana di sederi di trilobiti!” “oh che cosa romantica…”) ma molte volte ai fini collezionistici inutili se non dannosi. Senza contare che molte volte è necessario fermarsi con la classificazione in quanto alcuni tratti caratteristici risultano irriconoscibili a causa del grado di danneggiamento del pezzo. Non sembra, ma se non volete trovarvi con una collezione di sp. (ovvero specie indeterminata) dovrete scegliere molto bene il vostro fossile, tantissima della roba che si vende per canali “fai date”, ad esempio le aste online giusto per non rigirare il dito nella piaga, non è completa.

Parlavamo del cubismo da preparatore… ovvero prendere pezzi a caso e ricucirli assieme. Oltre a questo, abbiamo anche il Canovismo da preparatore, ovvero la scultura di pezzi di fossile, nota soprattutto nelle ammoniti marocchine (quei bellissimi centri di ammoniti, e anche i bordi, tutti simili e così regolari…) per fare sembrare completo quello che in realtà completo non è.

 

Come possiamo difenderci da queste piaghe? (Con la cultura in primis ok? Ma non lo ripeterò più)

 

Prima di tutto affrontiamo la cosa con un po’ di senso critico. C’è preparazione e preparazione. Assicuratevi di sapere chi ha preparato il fossile e dove; la preparazione richiede ore e ore di lavoro e documentazione, e i risultati si vedono. Una buona preparazione inoltre dovrà essere corredata di foto pre, durante, e post. Dovrà inoltre (cosa importantissima!) essere indicata la percentuale di restauro se presente, e le parti eventualmente incollate del pezzo. Vi sembra complesso e noioso? Effettivamente lo è. Immaginate di comprarvi una casa, e che dentro ci stiate proprio bene. Ora, se non volete che qualcuno entri in casa vostra, vi assicurate che ci sia la porta. E che abbia la serratura. E che non sia facilmente scassinabile. E che ci siano le finestre. E gli scuri. E che siano eventualmente allarmate. Eccetera eccetera. I vostri soldini una volta spesi nessuno ve li ridà indietro, quindi mi ripeto, siate esigenti! Più dettagli trascurate, più siete esposti. D’altro canto, un venditore sarà ben disposto a fornirvi tutte le informazioni del caso, oppure semplicemente vi dirà “non lo so” e allora potrete andare sulla fiducia, oppure orientarvi su altro.

Comprare un fossile può essere semplice, o non semplice. Però la soddisfazione che poi dovrete avere, beh, quella deve sempre essere tanta. Dovete andare orgogliosi del vostro pezzo in collezione, per cui gente, mai accontentarsi…

 

Ah, ovviamente nulla è gratis. Volete rischiare con un bel trilobite russo da 15 euro? E quando vi arriva a casa è tutto incollato? Magari ne prendere 3 per ammortizzare le spese? E quando arrivano son tutti incollati? … 45 euro + spese… beh vi veniva alla fine un trilobite decente dal rivenditore di fiducia, con tanto di foto, preparazione e l’opzione “so dove abiti e vengo a prenderti per il collo se è falso” che non è da trascurare.

 

Altra cosa, che personalmente sconsiglio sempre, è l’acquisto “pro vendita”, soprattutto i famosi lotti. Moltissime volte acquistare un fossile che ci convince poco per scambiarlo o rivenderlo porterà a uno sperpero di denaro e alla conseguente delusione. I lotti alla fine, sono sempre un grosso rischio, e la percentuale di paccottaglia è sempre molto molto alta.

 

Ah, poi, a costo di essere ridicoli… portatevi dietro una lentina e una lampada di Wood, quelle torcie tascabili un po' strane che sparate sui pezzi restituiscono l’eventuale fluorescenza delle colle o delle resine… Non sempre eh, ma possono costituire un buon inizio. Sappiate comunque che ad esempio in Marocco è possibile mascherare la fluorescenza delle ricostruzioni tramite delle pitture particolari, quindi anche là… la fregatura è sempre in agguato. Informarsi anche sulla formazione di provenienza è altrettanto importante per capire le caratteristiche fisiche e di fossilizzazione dei pezzi (la composizione delle rocce, dello scheletro dell'animale...), ma magari ne parliamo più avanti o lo lasciamo come spunto di discussione.

 

Bene, se siete d’accordo o in disaccordo ben venga, e commentiamo anche questo nuovo episodio della Piccola Guida. Alla prossima!

Apr 28, 2017Edited: Apr 28, 2017

Ottimo Dario, per chi poi ha necessita' o vuole approfondire l'uso dell'UV , c'e il post tecnico di Enrico che spiega perfettamente cosa e come.... Dario veramente un bellissimo Post...io non commento perche potrei sembrare di parte ma se lo scrivete voi... 🤗

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