Jan 12

Domande sul genere di trilobiti Lejopyge.

16 comments

Ciao ragazzi a da poco sono entrato nel mondo dei trilobiti e vedendo le varie specie mi è apparso interessante il genere Lejopyge….vista la loro mancanza di sistema visivo quest'ultima è causata dalla loro vita ad alte profondità o dalla loro abitudine di vivere sotto il substrato marino? oppure semplicemente avevano gli occhi sotto la corazza?

Essendo un appassionato naturalista e studioso di rettili ed artropodi mi sono rifatto alla fauna moderna come nel primo caso dei pesci del genere Astyanax in particolare Astyanax fasciatus mexicanum che si sono evoluti per vivere in ambienti privi di luce sviluppando la completa assenza del sistema visivo e la completa assenza di melanina su tutto il loro.

Nel secondo caso mi sono rifatto ad alcuni miriapodi del genere Armadillum che hanno gli occhi nella parte iniziale del carapace e ad alcune blatte che hanno il capo rivolto al suolo protetto da una corazza es: Gromphadorina portentosa...grazie a tutti quelli che mi risponderanno.

Mha, credo che gli agnostidi conducessero vita planctonica, non so se gli potessero servire degli occhi. Enrì, che dici?

Jan 12Edited: Jan 12

Ma che bello! delle domande... mancava una nuova linfa sul forum.

Grazie Pasquale.

Lejopyge è un agnostide cosmopolita, quindi possedere uno stile di vita bentonico, o addirittura appartenere alla infauna mi parrebbe strano.

Considerato come un fossile guida per il Cambriano medio (Guzhangiano, Miaolingiano) più che probabilmente possedeva uno stile di vita nectonico. L'assenza di occhi non necessariamente indicano animali che non possono muoversi lungo la colonna d'acqua (vedi le meduse, sebbene posseggano rudimentari ocelli). Seguendo le correnti oceaniche, i periodici movimenti legati a fenomeni circadiani, o di upwelling/sinking, si potevano fare parecchi chilometri.

Inoltre mi ririsulta, ma non ho riferimenti sotto mano al momento) che facevano parte del "menu'" di alcuni anomalocarididi e radiodonti, in quando nelle feci (riconducibili a queste grossi predatori e/o filtratori) sono stati rinvenuti resti di agnostidi.

Sebbene non siano considerati quasi più come appartenenti ai trilobiti , ma un gruppo a parte, erano comunque ciechi, essendo gli occhi probabilmente migrati o persi. Bisognerebbe vedere la ricostruzione effettuata sulla base dei rinvenimenti nell'Orsten in svezia, dove alcuni individui sono stati studiati nei minimi dettagli grazie ad una conservazione perfetta

:

http://palaeo.gly.bris.ac.uk/donoghue/PDFs/2006/Maas_et_al_2006.pdf

 

Se non conosci ancora questo lavoro di Müller e Waloszek ( Morphology, ontogeny, and life-habit of Agnostus pisiformis (Linnaeus, 1757) from the Upper Cambrian of Sweden) non potrà che tornarti più che utile per capire meglio la morfologia degli agnostidi:

 

https://www.dropbox.com/s/hy2uv17wzorcnw0/FS_19.pdf?dl=0

 

Buona lettura...

 

Vista ventrale di Agnostus pisiformis

 

Ritornando sul discorso di Enrico....se prendiamo per vera una interpretazione molto affascinante sulle faune benthoniche della Wheeler Shale e della capacità delle Elrathia di vivere nei deep sea in associazione con batteri chemiofotosintetici...ci accorgiamo che altra possibile interpretazione, visto l'ambiente coevo,...è che questi simpatici ragazzi (agnostidi) potevano sfruttare alcune simbiosi e feeding suistenable system nei deep sea. Affascinante come ipotesi non trovi? Ecco l'abstract di un articolo molto interessante!

 

"The ``ptychopariid'' Elrathia kingii is the most familiar and abundant trilobite in North America, but it occurs at only a few localities in the Middle Cambrian Wheeler Formation of Utah. E. kingii's unusual abundance and typically monospecific community association resulted from a novel, opportunistic ecological strategy. We infer that the trilobite occupied the exaerobic zone, at the boundary of anoxic and dysoxic bottom waters. E. kingii consistently occur in settings below the oxygen levels required by other contemporaneous epifaunal and infaunal benthic biota and may have derived energy from a food web that existed independently of phototrophic primary productivity. Although other fossil organisms are known to have preferred such environments, E. kingii is the earliest-known inhabitant of them, extending the documented range of the exaerobic ecological strategy into the Cambrian Period. We consider it likely that some other monospecific trilobite assemblages consisting of abundant articulated individuals may also be related to extreme, low-oxygen conditions."

ed eccoti una foto....

Peronopsis-interstrictusPeronopsis-interstrictus
Peronopsis-interstrictus agnostid trilobite

 

 

 

Jan 13

L'adattamento a condizioni (quasi) anossiche di alcuni trilobiti come Elrathia, ma anche in alcuni Olenidi, è legata al fatto che si suppone fossero in simbiosi con alghe che vivevano in corrispondenza dell'apparato respiratorio (gills) dei trilobiti, e che fornivano l'ossigeno necessario per le loro attività. Questo è stato dedotto dal fatto che molte trilobiti che sono state rinvenute in ambienti poveri in ossigeno, possedevano un maggior numero di pleure ed una larghezza superiore quindi una superficie più sviluppata per la respirazione. Ne ho parlato sul mio libro (non so più a che pagina pero') in un breve paragrafo. Se trovo il riferimento coretto lo metto sotto.

Dalla ricostruzione e morfologia ad oggi nota, mi appare più probabile uno stile nectonico.

 

Metto sotto un copy paste dal sito di Sam:

 

Olenimorphs: symbiotic relationships? Among the Ptychopariida, the Olenina include a number of species that were known to occupy deep benthic, nearly anoxic substrates, high in sulphur compounds. Modern crustaceans in those situations (as at mid oceanic ridges and thermal vents) often live in a symbiotic relationship with sulphur-eating bacteria that are housed in the gill structures. Fortey suggested that this relationship may have originated with olenid trilobites in the Palaeozic. He cites the very wide thoraxic pleurae of many olenimorphs, increased numbers of thoracic segments (both traits providing ample gill surface for symbionts), and a reduced hypostome, so small that it suggests that much of the nutrient requirements for these trilobites were not being processed and ingested, but absorbed through the gills from symbiotic bacterial colonies there. Olenids are known for their well-developed gill structures, as in this image of Triarthrus.

Da: http://www.trilobites.info/feeding.htm

 

la simbiosi batterica mi piace molto....come interpretazione ad essere onesto...potevano altresì essere scavangers....e qui si apre il dibattito...ehehehe

Jan 13

Essere scavengers (o predatore) significa avere un ipostoma generalmente assai sviluppato, mentre le forme che vivevano in ambienti più anossici e filter feeders risulta possedessero degli ipostomi relativamente ridotti. Da approfondire

 

da una precedente discussione che non ricordavo..che dio benedica i forum...fosse stato facebook addio....avevamo anche citato questo articolo..." "The diets are unknown. Most probably Agnostus was no filter feeder but collected suspended detrital matter, mainly with its antennules. The large pliable membrane covering the mouth field suggests that sucking may also have been possible. With respect to the life in a test, Agnostus might thus have inhabited an ecological niche similar to that of the phosphatocopine ostracodes...".

Jan 13

che bel post, me lo ero scordato

 

anche io ma resta lì in peritura memoria...non si muove non viene scordato da facebook resta lì e tutti lo possiamo rivedere, riaprire, rileggere ricordare...

WOW VERAMENTE WOW io in tutte le decine di forum che sono stato non ho mai avuto spiegazioni così esaurienti avete risposto alla mia domanda nel modo più chiaro e approfondito possibile confermando la mia teoria…beh che dire grazie mille...un altra cosa che andrò ad approfondire è l'argomento delle alghe simbionti(potrebbero essere antenate delle zooxantelle dei moderni coralli?)...grazie mille ancora e buona serata...anche se sono un neofita in questo mondo non sottovalutatemi per che faccio domande molto difficili :):):):):)

Tu vai tranquillo....due cose: se riesci aggiornati l'avatar con un organismo paleontologico possibilmente trilobitico, e spuntati le notifiche così resti sempre informato dei nuovi aggiornamenti sul forum

Jan 16Edited: Jan 16

E già che ci siamo ti faccio avere un pdf caldo caldo che ho avuto direttamente dal ROM. Credo ti (vi) possa interessare... :-)

https://www.dropbox.com/s/x4ukdnaw1kywxtd/BurgessShaleAgnostids-Trilobites-Caron2019.pdf?dl=0

 

... e aggiungo, grazie per le domande. Nonostante siamo in quattro gatti a scrivere, la gente che legge è molta, ma non hanno voglia di inserirsi nei discorsi, o per pigrizia, o a causa della "sindrome da scolaretto", o perchè sottostimano se stessi.

Quindi più che benvenute le tue domande, semplici o complesse che siano è sempre un piacere cercare, nel limite delle nostre conoscenze ed esperienze, di condividere quello che abbiamo appreso.

Ho visto una figata fotonica anche la ricostruzione...mi sta’ girando una idea

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  • Ivantsov, A.Y., Zakrevskaya, M., Nagovitsyn, A. First paleontological Virtual Congress, December 2018 Estremamente interessante analisi su strutture che sarebbero andate perse durante i processi tafonomici, ma che rendono un'idea della complessità degli organismi del Precambriano. Al momento si ha un semplice abstract (che copio sotto). Se riesco ad avere ulteriori info, le mettero' sotto. Proarticulata, which include well-known genus Dickinsonia, were the largest mobile animals of the Ediacaran Period. Body fossil impressions, classified as Proarticulata, were formed by bilateral objects, divided in transverse direction into two rows of "half-segments". It has been previously thought that the body of the animal was isomeric, consisting of either a special organ located on its dorsal side or a solid shield forming a dorsal cover. The results of recent studies allow us to amend these views. Our observations show that objects that formed the majority of imprints did not represent the whole body of Proarticulata, but only a part, that was resistant to decomposition. This structure, divided into transverse elements, extended both to dorsal and ventral sides of the body. This structure was dense and probably served as an internal support. The study of some rare exceptionally preserved specimens suggests that a cover tissue was located over the segmented structure. On the dorsal side, it created a continuous shield that showed no signs of segmentation. The outer surface of the dorsal side of several genera of Proarticulata (Dickinsonia, Yorgia, Archaeaspinus, Lossinia, Onega) was covered with numerous evenly distributed tubercles. In Onega, the dorsal tissue at the posterior end formed a pair of long filamentous outgrowths. Ichnofossils attributed to Proarticulata consist of shallow pits created by ingestion of the microbial mat. Based on these traces, the ventral side of the body was segmented externally similarly to the supporting structure. The cover tissue on the ventral side probably bore cilia; furrows from presumed ciliary movement are preserved on the traces. The newly obtained data are in accord with the concept of a relatively high level of organization of Proarticulata.
  • Eoandromeda octobrachiata possiede una forma spiralata che ricorda la forma di una galassia da cui il nome del genere (dalla galassia di Andromeda) e per la specie l'origine viene dal latino octo = otto e brachiatus = provvista di braccia. Descritto in Tang et al ., (2008) questo organismo è stato rinvenuto presso Wenghui, nella Jiangkou County, provincia di Guizhou nella Cina meridionale. La formazione geologica di appartenenza è la upper Doushantuo Formation, formazione già nota per aver restituito nelle fosforiti nere le famose cellule sferiche interpretate come embrioni; questi livelli pero' risultano essere leggermente più antichi del biota di Miaohe che si rinviene della Yangtze Gorges. L'età di queste rocce è stimato tra i 580 e 551 milioni di anni (Condon et al. , 2005). Esemplari assimilati alla stessa specie, ma con un tipo di conservazione differente, si rinvengono nel biota di Ediacara in Australia, nell'Ediacara Member, parte inferiore delle Rawnsley Quartzite, margine esterno delle Flinders Ranges nel Sud dell'Australia. Precedentemente Ding et al . (1996) descrisse queste forme come ichnofossili. Le due popolazioni rappresentano il medesimo taxon conservati secondo due processi tafonomici differenti: le specie australiane sono conservate come impronte via la presenza di un tappeto algale che ha favorito la formazione della death mask (Gehling, 1999), mentre le specie cinesi, conservate in due dimensioni, hanno subito un processo di fossilizzazione di tipo Burgess-Shale, con la formazione di un film carbonioso scuro. Le litologie che hanno restituito Eoandromeda sono composte da shales scuri ed argilliti depositatesi in ambienti relativamente tranquilli e ricchi di materia organica al di sotto del livello di influenza del moto ondoso (in Cina) ed acque più agitate in cui si rileva la presenza di ripple marks (in Australia). In essi si rinviene un biota composto essenzialmente da impronte carboniose di alghe e dubbi metazoi (Chen & Xiao, 1992; Ding et al ., 1996; Xiao et al ., 2002). Il fossile di E. octobrachiata si presenta con forme piatte (per i fossili cinesi), leggermente ovali e con un diametro che è variabile tra 11.5 e 35.5 mm. Una linea di demarcazione scura si osserva nella parte periferica del fossile, suggerendo che fosse presente anche una membrana che si sviluppava intorno alle braccia dell'organismo. In vita si presentava con morfologia conica e con le braccia tubolari in posizione elicospirale posizionate sul fianco della struttura e con orientazione destrorsa (le estremità seguono un movimento orario se l'organismo è visto in posizione dorsale). Le singole braccia non erano libere, quindi non assimilabili a dei tentacoli, ma incorporate nel corpo dell'organismo; esse presentavano delle bande trasversali che sono considerate come omologhe alle ctenes che si rinvengono nei ctenofora: le ctenes consistono in una sorta di grandi e resistenti cilia che si muovono all'unisono e che permettono il movimento dell'organismo. Le braccia sono state interpretate come dei canali appartenenti al sistema gastro-vascolare presente all'interno della cavità di E. octobrachiata (Tang et al ., 2011). La simmetria 'octo-radiale' è stata osservata nei moderni ctenofora e cnidari, sebbene una simmetria bilaterale à comunque presente in questi ultimi. Interpretata quindi come appartenente ad uno stem group dei ctenofora, possedeva probabilmente uno stile di vita nectonico (Tang et al ., 2011), a differenza da quanto ipotizzato in precedenza, (Tang et al ., 2008). Fossili di ctenofori sono stati rinvenuti nei livelli di Burgess-Shale (505 Ma), Chengjiang (520 Ma) e un probabile embrione di ctenoforo è stato descritto nella Kuanchuanpu Formation (532 Ma), estendendo il registro fossile dei ctenofori al Cambriano basale. In Tang et al. , (2008) E. octobrachiata è interpretata come la forma adulta di alcuni embrioni rinvenuti nella Doaushantuo Formation che consistono di uno, quattro, o otto tubi avvolti a spirale intorno ad un nucleo centrale, dando la possibilità di determinare una sorta di ontogenesi per questo organismo (Xiao & Knoll, 2000; Xiao et al ., 2007), e data la complessità dell'organismo è stato supposto che esso sia da considerarsi come un metazoa. Un paragone con organismi ediacarani contemporanei a Eoandromeda è stato espresso in Tang et al ., (2008), che compara queste forme con Tribrachidium (caratterizzato dalla presenza di tre braccia avvolte a spirale), e quest'ultimo correlato con Albumares , Anfesta e Skinnera altri organismi dell'Ediacarano che possiedono strutture simili a braccia e sovrapposti ad un sistema radiale complesso (Fedonkin, 1985), vedi immagine sottostante. Riferimenti bibliografici: Condon, D., Zhu M., Bowring, S., Wang W., Yang A., & Jin Y., (2005). U-Pb Ages from the Neoproterozoic Doushantuo Formation, China. Science, 308: 95-98. Ding L., Li Y., Hu X., Xiao Y., Su C., Huang J., (1996). Sinian Miaohe Biota. Geological Publishing House, Beijing, 221 pp. Fedonkin, M. A., (1985). Systematic description of Vendian Metazoa. In: Sokolov, B. S., and Ivanovskij, A. B., (Eds.),Vendskaya Sistema. 1. Paleontologiya. Nauka, Moscow, 70-106. Gehling, J.G., (1999). Microbial mats in terminal Protero zoic siliciclastics: Ediacaran death masks: Palaios, v. 14, p. 40–57, doi: 10.2307/3515360. Tang, F., Yin, C., Bengtson, S., Liu, P., Wang, Z., Gao, L., (2008). Octoradiate spiral organisms in the Ediacaran of South China. Acta Geol. Sin. 82: 27–34. Tang F. et al ., (2011). Eoandromeda and the origin of Ctenophora. DOI: 10.1111/j.1525-142X.2011.00499.x Xiao, S., & Knoll, A.H., (2000). Phosphatized animal embryos from the Neoproterozoic Doushantuo Formation at Weng’an: Guizhou: South China: Journal of Paleontology, v. 74, p. 767–788, doi: 10.1666/0022–3360(2000)074<0767:PAEFTN>2.0.CO;2. Xiao, S., Hagadorn, J.W., Zhou, C., Yuan, X., (2007). Rare helical spheroidal fossils from the Doushantuo Lagerstätte: Ediacaran animal embryos come of age?: Geology, v. 35, p. 115– 118, doi: 10.1130/G23277A.1. Zhu, M., Gehling, J. G., Xiao, S., Zhao, Y., and Droser, M. L., (2008). Eight-armed Ediacara fossil preserved in contrasting taphonomic windows from China and Australia. Geology 36: 867–870.
  • […] Il primo importante insieme di animali terrestri – denominato “fauna di Ediacara” dal nome della località australiana in cui furono scoperti i primi esemplari, ma oggi noto in tutti i continenti – visse nel periodo compreso fra circa 600 milioni di anni fa e il momento dell’esplosione (e forse alcune forme sopravvissero anche dopo). Queste grandi creature (in un caso, fino a un metro di lunghezza, sebbene la maggior parte degli esemplari abbia dimensioni nell’ordine dei centimetri o dei decimetri) tendevano a essere di forma nettamente appiattita, composte di numerose sezioni che sembrano “cucite” le une alle altre come gli elementi di una trapunta (di certo non segmentate in modo metamerico) e non sembrano possedere aperture corporee. Sebbene alcuni ricercatori abbiano cercato le origini di alcuni phyla di bilateri in seno a questa fauna particolare (Fedonkin e Waggoner, 1997) i loro accostamenti sembrano forzati, e molti paleontologi considerano la fauna di Ediacara alla stregua di una precoce espressione di possibilità pre-bilaterie nel piano corporeo dei diploblasti (con i moderni cnidari e alcuni altri gruppi che sopravvivono come vestigia di questa diversità più completa), mentre altri esperti li hanno considerati come un esperimento di vita multicellulare del tutto separato (e fallito) (Seilacher, 1989) o addirittura come un gruppo di licheni marini (Retallak, 1993)! In ogni caso, questi fossili di Ediacara appartengono a creature con il corpo molle, e il fatto che si siano conservati in tutti i continenti indica con sicurezza che qualsiasi bilaterio coevo dotato di parti dure (o anche con un’anatomia molle simile a quella della fauna di Ediacara) sarebbe stato facilmente collezionabile. Effettivamente, disponiamo di evidenze convincenti della presenza di bilateri verso la fine del Precambriano – ma non in una forma che induca a postulare la complessità e la specificità anatomica comparse poi per la prima volta nell’esplosione del periodo successivo. Xiao et al. (1998) hanno riferito la scoperta di embrioni costituiti dai blastomeri tipici dei primi stadi di segmentazione di creature evidentemente bilaterie (rinvenuti in rocce la cui età si colloca intorno ai 570 milioni di anni, ossia ai primi tempi di Ediacara) e in strati con un tipo di sostituzione fosfatica che può preservare solo organismi minuscoli. (Si vedano Chen et al. , 2000, per lo sviluppo e la conferma di questa interpretazione). Ancor più importante è stato il reperimento, da parte dei paleontologi, di una documentazione abbastanza ricca di tracce bentoniche (ma non di corpi fossili) che non avrebbero potuto esser prodotte dagli organismi di Ediacara – planctonici o sessili che fossero – e che sono state considerate, con il consenso di tutti gli esperti, di origine bilateria." Tratto da La struttura della teoria dell'evoluzione , di S.J. Gould, 2003 Codice Edizioni, Torino (Edizione USA 2002).

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