Sep 19, 2017

Pulizia microfossili - Argilla

19 comments

Edited: Sep 19, 2017

Senza alcuna pretesa di presentare un modo nuovo per la pulizia dei microfossili ma un piccolo aiuto a chi si avvicina a questa piccola ma interessante nicchia della paleontologia.

In questa occasione il metodo è specifico per argilla e/o materiali poco compatti con presenza di fossili calcarei che limitano l'uso a prodotti poco o per nulla agressivi.

 

Alcuni dei piccoli attrezzi che esporrò non sono necessari, si possono sostituire con un po' di fantasia con altri facilmente reperibili e, spesso, a buon mercato.

 

Ovviamente la prima cosa è proccurarsi l'argilla che contenga i fossili, sorvolo la questione legislativa, poco interessante e difficilmente applicabile a questo tipo di reperto, chiaramente da evitare la raccolta nei siti paleontologici protetti.

 

 

 

 

Nel caso di blocchi di dimensioni importanti è utile sminuzzarla, magari con le mani per non frantumare i fossili più fragili, in questo caso si presenta già pronta.

 

Per le argille molto sciolte spesso è sufficente un bagno in un contenitore con acqua, se è il caso facendo bollire per una mezz'oretta, spesso però è così compatta che conviene utilizzare metodi più sbrigativi ed energici: uso acqua ossigenata a 130 volumi, in verità basterebbe anche da 30 ma spesso è la soluzione più economica, si trova con faciltà nei colorifici ben forniti.

 

Precisazione d'obbligo: non sottovalutatela, occhiali e guanti sono d'obbligo, basta una goccia per ustionarsi in meno di un secondo, non grave ma doloroso, versatene in piccole quantità alla volta, aggiungendone a mano a mano che la reazione finisce, altermine la reazione sarà pressochè nulla.

 

L'argilla deve occupare un 10% del contenitore, la reazione ne farà aumentare velocemente il volume, nell'immagine un vaso di vetro ma solo per dimostrazione, molto meglio un contenitore metallico, pirex o una plastica che resista alla temperatura che si sprigiona dalla reazione, spesso utile aggiungere un po' acqua per fluidificare l'impasto, l'efficacia dell'acqua ossigenata non diminuisce.

 

 

 

Sempre se il campione è molto "colloso" può essere utile riscaldare il tutto a reazione apparentemente finita: quando la temperatura si alza si reinnesca in maniera veloce e violenta la reazione, meglio all'aperto o in locale ben ventilato, non è tossica ma può scappare di mano:

 

 

Dopo questi passaggi avremo ottenuto una pappetta omogenea, per dividere la parte colloidale e finissima mi sono costruito un semplice tubo in plexiglass da connettere ad un rubinetto d'acqua questa entra dal fondo attraverso dei fori molto piccoli disposti radialmente:

 

 

Regolo la portata in modo che vengano trasportate, verso lo scarico posto in alto, solo le parti più sottili:

 

 

In breve e con qualche decina di litri si pulisce una buona quantità di materiale, alla fine rovescio il tubo e con una breve apertura del rubinetto faccio fuoriuscire il materiale. (Con un secchio e una doccetta sistemata sul fondo si ottiene lo stesso risultato.)

 

Nel caso di argilla molto sciolta questo può essere la prima operazione, si snellirà la disgragazione minuta con l'acqua ossigenata utilizzandone molta meno.

L'essicazione del lavato io la faccio in forno a 70-80 °C nei mesi freddi o se ho fretta, d'estate all'aperto.

Una volta essicato passo ai vagli, con maglie a seconda del materiale e di cosa si cerca, in linea di massima 1mm, 200micron e 60micron, nulla vieta di avere altre misure intermedie, semplificherà la fase di ricerca, per sfizio mi sono costruito un vibrovaglio ma a mano è esattamente la stessa cosa, importante è insistere per avere una netta separazione tra le varie granulometrie, in certe argille, una volta pulite, restano praticamente solo fossili di con dimensioni ben definite e senza corpi estranei, caso comune con le globigerine.

 

Finalmente sotto lo stereo, molto comoda una vaschetta con integrato un barattolino, per i pezzi più grandi uso delle pinzette in plastica antistatica con i becchi sottilissimi e ben lucidati, per i più piccoli un ago in bamboo inumidito.

 

 

 

Sep 19, 2017Edited: Sep 19, 2017

 

Finalmente avremo i nostri fossili scelti e puliti, nel caso si può ripetere il passaggio in H2O2 e/o un veloce passaggio in lavatrice a ultrasuoni.

Adesso dovremo dare solo una degna sistemazione, io li conservo in barattolini oppure i più interessanti li incollo su cartoncini (ottima la colla di Gianpaolo)

 

 

 

Sep 19, 2017

Mi sono scordato un particolare importante: nel caso di fossili piritizzati, diluire molto l'acqua ossigenata e ridurre i tempi, può provocare una forte ossidazione con conseguente disfacimento, il colore rossastro che si vede chiaramente nel bicchiere in pirex è dovuto alla trasformazione in ossidi.

Sep 20, 2017

Magnifico! Ho da parte un pugno di argilla priaboniana raccolta qualche anno fa. Volevo proprio cercarci robine del genere, ma non sapevo esattamente come fare. Se la ritrovo ci farò qualche esperimento e vi terrò aggiornati sui risultati.

hai scoperto che fine fanno tutti i miei cadaveri incompleti! ci stiamo provando

Sep 20, 2017

Mi occuperei volentieri di loro ma non vogliono saperne... ho iniziato da poco la loro ricerca ma i risultati ad oggi sono zero. Sto cercando di disgregare dei campioni molto duri, speriamo bene.

Aspettiamo che interviene Paolo Serventi che può fornirci qualche maggiore info

La discussione è continuata su facebuk per concessione di Sandro Venturini copio e incollo il resto del discorso.

Sandro Venturini Il tubo centrifuga (complicato e forse costoso) si può eviatare sciacquando il campione direttamente sul setaccio a 60 micron. Per marne o calcari marnosi, tipo la Scaglia, ricca di Globotruncane o Globorotalie, suggerisco di sminuzzare il campione anche con martello, e poi si immege il tutto in un tensioattivo, tipo il Lisoform casa,. In 24 ore si disgrega quanto basta . Si lava direttamente nel setaccio. si asciuga e poi sotto il microscopio la sorpresa. Un tensioattivo funziona anche con le argille, ma poi si fa fatica a togliere la schiuma. In compenso il campione è profumato

Guido Gherlenda Sandro Venturini Grazie per le informazioni farò delle prove,interessante l'uso del lisoform, ho avuto sempre difficoltà con le argille molto fini e collose con consistenza simile allo stucco. Il mio tubo lo trovo pratico, basta versarci dentro l'argilla ed aprire il rubinetto, il costo è dato dal rubinetto, 3€, come ho scritto molti dei miei aggeggi sono fatti solo per mio sfizio, per il gusto di provare, ci sono molte soluzioni alternative che funzionano anche meglio ma il piacere del fai da te per me è inprescindibile dai passatempi, ho la fortuna di avere un buon assortimento di materiali a costo prossimo allo zero.

Guido Gherlenda Sandro Venturini, approfitto della sua cortesia per chiederle consigli sulla pulizia di radiolari fossili: con il suo metodo riesce a pulire bene anche questi soggetti? Vista la natura silicea io uso sistemi molto aggressivi per ottenere il risultato dell'immagine, non mi dispiacerebbe semplificarmi la vita:

 

 

Enrico Bonino Guido & amici, non avresti modo (piuttosto tempo) di scrivere una paginetta sul forum di Gianpaolo illustrante tutte queste terminologie techniche che utilizzate nel settore della microscopia? Si lo so che ci vorrebbe una monografia di 1000 pagine, ma, essendo estremamente affascinato da questo mondo (ed essendo ugualmente profondamente ignorante in materia), mi piacerebbe saperne di più... nell'ottica (termine più che consono) di acquistare un giorno un microscopio biologico per poter godere dell'infinitamente piccolo. Che cosa è un "orthoplan", un "dry epi"... grazie

Guido Gherlenda Enrico Bonino, Orthoplan è un modello di microscopio della Leitz, il pezzo di punta per ben 40 anni, mutando solo il colore sino al 1985 ca. a mio parere il massimo raggiunto in casa Leitz per quanto riguarda la meccanica, da quel momento in poi, come in tutti i settori, l'avvento di centri di lavoro molto sofisticati hanno permesso delle costruzioni più semplici, se non primitive, mantenendo la meritata fama del marchio, come tutti i modelli di punta può montare tutte le tecniche di illuminazione, episcopia, fluorescenza, episcopia in campo oscuro, trasmessa, campo oscuro e contrasto interferenziale. Con dry si identificano le ottiche che lavorano a secco, non in immersione (tipicamente olio specifico tra lente anteriore e vetrino e tra vetrino e condensatore), epi sta per episcopia e identifica l'illuminazione dall'alto, quindi in luce riflessa e non per trasparenza, questa può essere ottenuta con un fascio di luce che percorre linterno dell'ottica sia all'andata che al ritorno, episcopia in campo chiaro o BF, oppure la luce che va a illuminare il soggetto ha un percorso esterno e coassiale all'ottica e viene deviato nel punto di focalizzazione in prossimità della lente anteriore in modo da colpire il soggetto con un'inclinazione attorno ai 45° limitando i riflessi e mantenendo uno sfondo buio da cui il nome episcopia in campo oscuro o DF. Per una dispensa sui termini servirebbe un vero microscopista, posso rispondere nei limiti di quanto conosco a domande circoscritte, sulla pagina o con MP, come preferisci.

poi il resto sono scambi di opinioni ....quindi non interessanti al fine di archiviare le informazioni già avute.

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  • Ciao a tutti, e benvenuti in questi post. Chiedo a coloro che hanno già acquisito una certa esperienza nella preparazione di fossili qualche consiglio per effettuare un incolaggio il più preciso possibile di un trilobite fratturato in sezione. Grazie mille a chi vorrà aiutarmi.
  • Il solito dilemma: Come calcare un fossile senza rovinarlo? Oggi cerchiamo di darvi una risposta esauriente, veloce e tecnicamente utile. Premessa fondamentale: Esistono diverse gomme siliconiche, con diverse caratteristiche e con diversi gradi di durezza ed elasticità. Oggi per semplicità andremo ad analizzare la Gomma siliconica bicomponente Prochima RTV-530 presente nel nostro shop che ha 3 caratteristiche a mio parere eccezionali: é una gomma Atossica catalizza molto velocemente ( meno di 10 minuti) ha pochissimo silicone liquido nella mescola...e poi vi spiegherò quali sono i vantaggi. Andiamo ad osservare subito il prodotto: La gomma RTV-530 che ricordo essere un silicone in pasta per poliaddizione bicomponente è una gomma siliconica per calcaggio di buona / ottima resa del tutto atossica e manipolabile anche da non esperti del settore.. (insegnanti e bambini) I prodotti sono disponibili nelle confezioni da 200 gr 500 gr e 1 kg (altri formati su richiesta) e si mescolano in parti uguali 1:1 Le caratteristiche principali come da scheda tecnica sono: Colore: rosa chiaro. Pot-life a 23°C: 3 minuti. Tempo di indurimento a 30°C: 5 minuti. Durezza Shore A, 10 min. (ASTM D 2240/C): 30 punti. (campione h = 6 mm) Durezza Shore A, 24 ore (ASTM D 2240/C): 35 punti. (campione h = 6 mm) Allungamento a rottura: 150% Resistenza a trazione (MPa, ASTM): 1,6±0,3 Resistenza a lacerazione (kN/m, ASTM): 7,0±1,0 Ma il pregio più importante che questa gomma possiede è la capacità di macchiare poco o quasi nulla il campione calcato. Nella foto successiva è presente un campione paleontologico su cui abbiamo testato nella parte posteriore diversi siliconi: la freccia rossa vi mostra un comune silicone per colata e nel riquadro verde il trascurabile alone lasciato dalla RTV 530. Questa gomma ha davvero buone ottime caratteristiche per copiare materiali di pregio! Ma come si utilizza? Molto semplice! Prelevare da entrambi i contenitori i due componenti in parti uguali, mescolarli accuratamente e applicarli sulla superficie da calcare evitando di lasciare bolle d'aria e fessure non coperte dalla mescola. aspettare la catalisi....(normalmente bastano 10 minuti ma suggerisco di aspettare almeno 30 minuti per assicurarsi una buona asciugatura) et voilà il calco è pronto per poi essere riempito di gesso, resina o quello che volete... ATTENZIONE però: la reazione di reticolazione della RTV-530 (reazione per poliaddizione) può essere inibita dai seguenti prodotti: sali di metalli pesanti; ammine; Zolfo; Indurenti di resine epossidiche La gomma siliconica RTV-530 è del tipo per addizione. Queste gomme, contrariamente a quelle per condensazione, richiedono particolari attenzioni in quanto non tollerano alcune sostanze che ne inibiscono la catalisi. In primo luogo mai usare attrezzi e contenitori stati usati con le normali gomme per condensazione: i due tipi sono assolutamente incompatibili ed il minimo contatto è capace di impedire la catalisi. Bisogna inoltre fare attenzione che i master che si utilizzano come modello non contengano anche in minima traccia di gomme e catalizzatori del tipo per condensazione, tutti i prodotti che contengono anche minime tracce di zolfo e derivati (es: PVC), colle polineopreniche, resina, stucchi e mastici a base poliestere, plastiline a base non cerosa e stucco da vetro, PVC, stagno e metalli pesanti, ammine e gomma naturali e sintetiche. In definitiva per i nostri fossili non c'è nessun problema e potete usarle tranquillamente! Vi ricordo che sono Atossiche e prive di allergeni quindi indicate per l'uso in campo didattico e museale! ma si possono calcare anche oggetti più grandi? certo che sì....nella foto alcune impronte che abbiamo calcato per il Museo di Storia Naturale di Bolzano Purtroppo non avendo l'autorizzazione non posso mostrarvi l'originale e la sua copia, ma fidatevi che è uscita bene... :) vi ricordo quì sotto il link per acquistare la nostra gomma siliconica: https://www.trilobiti.com/product-page/rtv-530
  • Siamo stati assenti un poco lo sò...ma gli impegni sonon tanti e il tempo di scrivere davvero poco...volevo però mostrarvi questo gioiello che è appena stato ultimato dal Super david Comfort, uno dei Migliori preparatori di fossili in circolazione. Non mi credete? guardate cosa è riuscito a tirar fuori da questo blocco del peso di 35 kg!

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