Feb 13, 2017

Fenomeno di gigantismo in acque fredde

1 comment

Riprendo qui sul forum un tema che ho affrontato brevemente sul mio profilo facebook a proposito di un'immagine di un scaled worm che è stata acquisita nelle fredde acque dell'Antartide durante una missione effettuata dal Governo Australiano, Dipartimento dell'Ambiente e dell'energia: http://www.antarctica.gov.au/magazine/2006-2010/issue-14-2008/ceamarc/ships-log-collaborative-east-antarctic-marine-census

Questa foto riprende un immenso scale worm che dalla morfologia mi ha immediatamente fatto venire in mente la morfologia di una Dickinsonia (o organismi proarticolati dell'Ediacarano). Gli scale worm (non conosco la traduzione in italiano, prego di aggiungerla nei commenti sotto se possibile) appartengono alla Famiglia dei Polynoidae, Classe Polychaeta (https://it.wikipedia.org/wiki/Polychaeta) ed in genere possiedono dimensioni centimetriche se non inferiori. Questa forma invece ha una lunghezza di ben 23cm, 9cm di larghezza ed un peso che si aggira sui 330 grammi. Un gigante.

Si un gigante ma perché un gigante?

In effetti non risulta essere l'unica creatura che occupa questa nicchia ecologica particolare dominata dalle acque fredde dell'Antartide e che presenta dimensioni inusuali. Il fenomeno del gigantismo è relativamente ben noto (anche in corrispondenza di ambienti batiali) sebbene non ancora completamente spiegato e mettendo in ballo differenti interpretazioni. Un interessante lavoro è stato pubblicato da Moran e Woods (2012) sul The Journal of Experimental Biology ed avente come titolo: Why might they be giants? Towards an understanding of polar gigantism. Lo potete trovare qui: http://jeb.biologists.org/content/jexbio/215/12/1995.full.pdf

Gli organismi che mostrano questo adattamento e gigantismo nelle acque polari lo si rinviene nei copepodi, pteropodi, chetognati, foraminiferi, crostacei, spugne, anellidi, echinodermi e ragni di mare...

Variazione delle dimensioni in funzione della latitudine di un crostaceo isopode appartenente al genere Serolis. Immagine tratta dalla sopracitata pubblicazione.

 

Le teorie, che non si escludono a vicenda, e che sono attualmente prese in esame per spiegare questo fenomeno sono legate:

  • basse e costanti temperature, alla concentrazione elevata di ossigeno e legame con i carbonati e silicio (gigantismo delle spugne);

  • la condizione delle inusuali condizioni ecologiche che si rinvengono ai poli rispetto alle altre latitudini. Le condizioni circadiane polari portano a fenomeni alternati di periodi ricchi in risorse alimentari e periodi in cui scarseggiano, e risulta che gli organismi aventi dimensioni maggiori resistono meglio a questi periodi di 'ristrettezza alimentare' rispetto alle omologhe forme più piccole;

  • lo sviluppo evolutivo legato all'assenza di una forte predazione, fecondità e risorse alimentari disponibili.

Ma rimando all'articolo in questione per meglio approfondire la tematica.

 

Non dimentichiamo che anche i trilobiti sono stati oggetto di fenomeni di gigantismo ed in condizioni climatiche analoghe. Ritroviamo per esempio le faune ordoviciane dei trilobiti di Valongo (Portogallo), descritte da Gutierrez-Marco et al. (2009): http://geology.gsapubs.org/content/37/5/443.full e che hanno assunto dimensioni prossime ai 70cm di lunghezza sagittale.

Esemplare di un grande Ogyginus fortey proveniente dalla Valongo formation (Ordoviciano medio, Darriwiliano Medio), Arouca, Portogallo.

in questi giorni scrivo anche io.... :) ortando poi in opposizione fenomeni di nanismo causati da Isolamento geografico o acque calde...keep you in touch.

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