Feb 13, 2017

Sviluppo delle spugne in seguito all'estinzione Ordoviciana

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Botting et al., Flourishing Sponge-Based Ecosystems after the End-Ordovician Mass Extinction, Current Biology (2017), http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2016.12.061

Un lavoro pubblicato sulla rivista Current Biology (http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2016.12.061) da Botting et al. (2017) descrive il rinvenimento di un'associazione di spugne estremamente ricca e ben conservata con tutti i tessuti intatti nella Wenchang Formation, in una località cinese appartenente alla Anji County, Provincia dello Zhejiang nella Cina meridionale.

Dai livelli sedimentari sono state estratte più di 2000 spugne (di cui sono state riconosciute ben 75 specie differenti), oltre che graptoliti, un singolo Euripteride disarticolato, rari gasteropodi e nautiloidi.

Queste associazioni, che prendono nome di Anji Biota, sono datate all'Ordoviciano superiore (Hirnantiano, circa 445 milioni di anni fa) e seguono immediatamente l'estinzione di massa che ha causato più del 85% delle specie marine dell'epoca (https://en.wikipedia.org/wiki/Ordovician%E2%80%93Silurian_extinction_events).

 

L'abbondanza di spugne sembra essere direttamente collegato ad una risposta legata ad un evento di estinzione di massa (o di cambiamento radicale delle condizioni ambientali). Anormali abbondanti resti di spugne (talvolta dando origine ad accumuli chiamati spicoliti) sono stati rinvenuti in differenti continenti ed in seguito ad estinzioni di massa, come quelle avvenute tra il Frasniano-Fammeniano, ed alla fine del Triassico.

Nei tempi moderni, abbondanti proliferazioni di spugne si sono verificati in corrispondenza di importanti eventi del El Niño, suggerendo una grande capacità di adattamento ad anomalie nella temperatura delle acque marine, ed una buona capacità di svilupparsi come forma opportunistica durante le crisi ambientali.

Di conseguenza una fauna abbondante di spugne durante gli intervalli temporali associati alle estinzioni di massa, sono da considerarsi come un buon indicatore della presenza di una sistema ecologico vicino al collasso.

 

D'altra parte la presenza di una grande abbondanza di spugne è considerata anche come una sorta di ingegneria ecosistemica, in quanto gli accumuli delle spicole permettono di stabilizzare il fondo marino, permettendo la ri-colonizzazione da parte delle forme sessili come brachiopodi, briozoi e coralli e la loro crescita e distribuzione.

Immagine tratta dalla pubblicazione sopracitata (pag.3, Fig.2)

 

Abstract: The Late Ordovician (Hirnantian, approximately 445 million years ago) extinction event was among the largest known, with 85% species loss. Post-extinction survival faunas are invariably low diversity, especially benthic communities, but ecological structure was restored relatively rapidly. This pattern, however, reflects organisms with robust skeletons, as only one exceptionally preserved Hirnantian fossil biota was previously known; in particular, almost no Hirnantian sponges have been recorded. Our study reveals an extraordinarily diverse, sponge-dominated community thriving immediately after the Hirnantian extinction in Zhejiang, South China. Several contemporaneous sites preserve a total diversity of over 75 sponge species, many with preserved soft tissues, in pronounced contrast to normal survival and early recovery faunas. This diversity is unprecedented for any Hirnantian fossil group, and the fauna provides a unique window into a post-extinction ecosystem. The sponges are often large and structurally complex and represent numerous different lineages that survived the extinction. Layers with abundant sponge remains were deposited after other mass extinctions , suggesting a general pattern of sponge abundance during collapse of Phanerozoic marine ecosystems. It is possible that the conditions of ecological collapse increase the particulate food sources for sponges, while they themselves are relatively unaffected by the crises. Furthermore, the abundance of sponges in the Hirnantian sequence of South China may have aided post-extinction ecosystem recovery by stabilizing the sediment surface, allowing sessile suspension feeders such as brachiopods, corals, and bryozoans to recover rapidly.

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