May 18, 2017

Nuovo studio su Dickinsonia costata

4 comments

 

Highly regulated growth and development of the Ediacara macrofossil Dickinsonia costata

by Scott D. Evans, Mary L. Droser, James G.Gehling

 

Un nuovo ed interessante articolo è apparso sulla rivista PLOS e disponibile gratuitamente trattante Dickinsonia costata, questo iconico organismo che ha vissuto alla fine del Neoproterozoico e che si trova con estema frequenza nel biota di Ediacara in Australia, White Sea in Russia e segnalato anche in Ukraina.

 

Mi ripropongo di tornare sull'argomento in futuro, quindi per ora mi limito a postare solo il link e l'abstract della pubblicazione.

La pubblicazione è disponibile a questo indirizzo:

http://journals.plos.org/plosone/article/file?id=10.1371/journal.pone.0176874&type=printable

 

Abstract:

The Ediacara Biota represents the oldest fossil evidence for the appearance of animals but linking these taxa to specific clades has proved challenging.

Dickinsonia is an abundant, apparently bilaterally symmetrical Ediacara fossil with uncertain affinities. We identified and measured key morphologic al features of over 900 specimens of Dickinsonia costata from the Ediacara Member, South Australia to characterize patterns in growth and morphology.

Here we show that development in Dickinsonia costata was surprisingly highly regulated to maintain an ovoid shape via terminal addition and the predictable expansion of modules. This result, along with other characters found in Dickinsonia suggests that it does not belong within known animal groups, but that it utilized some of the developmental gene networks of bilaterians, a result predicted by gene sequencing of basal metazoans but previously unidentified in the fossil record.

Dickinsonia thus represents an extinct clade located between sponges and the last common ancestor of Protostomes and Deuterostomes, and likely belongs within the Eumetazoa.

May 22, 2017

Articolo bello tosto e interessante cercherò di approfondirlo meglio. Grazie Enrico!

Jun 2, 2017

Sembrerebbe che Dickinsonia sia la guest star di quest'anno 2017.

 

Una nuova pubblicazione di Zakrevskaya ed Ivantsov pubblicata su Invertebrate Zoology, v.14 (1), pp.92-98 e portante il titolo "Dickinsonia costata — the first evidence of neoteny in Ediacaran organisms" è possibile scaricarla dal sito di Reserachgate: https://www.researchgate.net/publication/317256940_Dickinsonia_costata_-_the_first_evidence_of_neoteny_in_Ediacaran_organisms

 

Vengono analizzati statisticamente più di 500 esemplari di D. costata e D. tenuis che sono stati rinvenuti nella zona sudest del White Sea nella regione di Arkhangelsk. Di questa associazione, 220 sono stati analizzati in dettaglio, estraendo la lunghezza, larghezza, il numero degli isomeri e la lunghezza dell'isomero più grande.

Emerge come negli esemplari giovanili di D. tenuis, le caratteristiche come la dimensione del primo isomero, il numero di isomeri, la morfologia sono tipici delle forme adulte di D. costata.

Questo porta a concludere da parte degli autori che D. costata è una forma neotenica di D. tenuis, prima testimonianza di neotenia osservata negli organismi del Neoproterozoico finale.

Che cosa è la Neotenia, e se si mangia con lo sciroppo di fragole che gusto ha? Questo ed altro qui: http://www.treccani.it/enciclopedia/neotenia/

 

Abstract:

Some of the most famous organisms of the Late Precambrian are representatives

of the genus Dickinsonia. Four species of Dickinsonia are found throughout the

section, characterized by macrofossils, on the southeastern White Sea area. However, their distribution is uneven. Two species, D. costata and D. tenuis are the most common, while the other two occur sporadically. At the lower levels (Verkhovka Formation) thinsegmented D. tenuis is the most frequently encountered. There are few imprints that can be attributed to D. costata, and all of them are of small size. Numerous specimens of D. costata, representing all available for study stages of ontogeny, are present only at the upper stratigraphic levels — in the Zimnie Gory and Erga formations. The statistical analysis of Dickinsonia imprints from a number of fossil assemblages in the southeastern White Sea shows an existence of two distinct groups that could represent different stages of ontogeny of a single species — D. tenuis. All the features of the juvenile D. tenuis — a round body, enlarged head part and a small number of trunk isomers — are distinctive features of D. costata. These features are preserved in mature D. costata. The most likely explanation of this phenomenon is the origin of D. costata from D. tenuis by neoteny.

 

Alleluia che ci stiamo arrivando... quando questo anche nei trilobiti? Cioe' non fraintendetemi ma non e' ragionevolmente possibile che nei fossili esistano solo specie diverse... tanto piu' che se tutti seguono la stessa regola del nascere/crescere/riprodursi e morire...va da se che nello stesso livello dello stesso intervallo dello stesso strato sia possibile incontrare (ad eccezione di ambienti particolari) forme giovanili, sub adulte e adulte e a mio parere anche M/F o se non erano ermafroditi

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  • Ivantsov, A.Y., Zakrevskaya, M., Nagovitsyn, A. First paleontological Virtual Congress, December 2018 Estremamente interessante analisi su strutture che sarebbero andate perse durante i processi tafonomici, ma che rendono un'idea della complessità degli organismi del Precambriano. Al momento si ha un semplice abstract (che copio sotto). Se riesco ad avere ulteriori info, le mettero' sotto. Proarticulata, which include well-known genus Dickinsonia, were the largest mobile animals of the Ediacaran Period. Body fossil impressions, classified as Proarticulata, were formed by bilateral objects, divided in transverse direction into two rows of "half-segments". It has been previously thought that the body of the animal was isomeric, consisting of either a special organ located on its dorsal side or a solid shield forming a dorsal cover. The results of recent studies allow us to amend these views. Our observations show that objects that formed the majority of imprints did not represent the whole body of Proarticulata, but only a part, that was resistant to decomposition. This structure, divided into transverse elements, extended both to dorsal and ventral sides of the body. This structure was dense and probably served as an internal support. The study of some rare exceptionally preserved specimens suggests that a cover tissue was located over the segmented structure. On the dorsal side, it created a continuous shield that showed no signs of segmentation. The outer surface of the dorsal side of several genera of Proarticulata (Dickinsonia, Yorgia, Archaeaspinus, Lossinia, Onega) was covered with numerous evenly distributed tubercles. In Onega, the dorsal tissue at the posterior end formed a pair of long filamentous outgrowths. Ichnofossils attributed to Proarticulata consist of shallow pits created by ingestion of the microbial mat. Based on these traces, the ventral side of the body was segmented externally similarly to the supporting structure. The cover tissue on the ventral side probably bore cilia; furrows from presumed ciliary movement are preserved on the traces. The newly obtained data are in accord with the concept of a relatively high level of organization of Proarticulata.
  • Eoandromeda octobrachiata possiede una forma spiralata che ricorda la forma di una galassia da cui il nome del genere (dalla galassia di Andromeda) e per la specie l'origine viene dal latino octo = otto e brachiatus = provvista di braccia. Descritto in Tang et al ., (2008) questo organismo è stato rinvenuto presso Wenghui, nella Jiangkou County, provincia di Guizhou nella Cina meridionale. La formazione geologica di appartenenza è la upper Doushantuo Formation, formazione già nota per aver restituito nelle fosforiti nere le famose cellule sferiche interpretate come embrioni; questi livelli pero' risultano essere leggermente più antichi del biota di Miaohe che si rinviene della Yangtze Gorges. L'età di queste rocce è stimato tra i 580 e 551 milioni di anni (Condon et al. , 2005). Esemplari assimilati alla stessa specie, ma con un tipo di conservazione differente, si rinvengono nel biota di Ediacara in Australia, nell'Ediacara Member, parte inferiore delle Rawnsley Quartzite, margine esterno delle Flinders Ranges nel Sud dell'Australia. Precedentemente Ding et al . (1996) descrisse queste forme come ichnofossili. Le due popolazioni rappresentano il medesimo taxon conservati secondo due processi tafonomici differenti: le specie australiane sono conservate come impronte via la presenza di un tappeto algale che ha favorito la formazione della death mask (Gehling, 1999), mentre le specie cinesi, conservate in due dimensioni, hanno subito un processo di fossilizzazione di tipo Burgess-Shale, con la formazione di un film carbonioso scuro. Le litologie che hanno restituito Eoandromeda sono composte da shales scuri ed argilliti depositatesi in ambienti relativamente tranquilli e ricchi di materia organica al di sotto del livello di influenza del moto ondoso (in Cina) ed acque più agitate in cui si rileva la presenza di ripple marks (in Australia). In essi si rinviene un biota composto essenzialmente da impronte carboniose di alghe e dubbi metazoi (Chen & Xiao, 1992; Ding et al ., 1996; Xiao et al ., 2002). Il fossile di E. octobrachiata si presenta con forme piatte (per i fossili cinesi), leggermente ovali e con un diametro che è variabile tra 11.5 e 35.5 mm. Una linea di demarcazione scura si osserva nella parte periferica del fossile, suggerendo che fosse presente anche una membrana che si sviluppava intorno alle braccia dell'organismo. In vita si presentava con morfologia conica e con le braccia tubolari in posizione elicospirale posizionate sul fianco della struttura e con orientazione destrorsa (le estremità seguono un movimento orario se l'organismo è visto in posizione dorsale). Le singole braccia non erano libere, quindi non assimilabili a dei tentacoli, ma incorporate nel corpo dell'organismo; esse presentavano delle bande trasversali che sono considerate come omologhe alle ctenes che si rinvengono nei ctenofora: le ctenes consistono in una sorta di grandi e resistenti cilia che si muovono all'unisono e che permettono il movimento dell'organismo. Le braccia sono state interpretate come dei canali appartenenti al sistema gastro-vascolare presente all'interno della cavità di E. octobrachiata (Tang et al ., 2011). La simmetria 'octo-radiale' è stata osservata nei moderni ctenofora e cnidari, sebbene una simmetria bilaterale à comunque presente in questi ultimi. Interpretata quindi come appartenente ad uno stem group dei ctenofora, possedeva probabilmente uno stile di vita nectonico (Tang et al ., 2011), a differenza da quanto ipotizzato in precedenza, (Tang et al ., 2008). Fossili di ctenofori sono stati rinvenuti nei livelli di Burgess-Shale (505 Ma), Chengjiang (520 Ma) e un probabile embrione di ctenoforo è stato descritto nella Kuanchuanpu Formation (532 Ma), estendendo il registro fossile dei ctenofori al Cambriano basale. In Tang et al. , (2008) E. octobrachiata è interpretata come la forma adulta di alcuni embrioni rinvenuti nella Doaushantuo Formation che consistono di uno, quattro, o otto tubi avvolti a spirale intorno ad un nucleo centrale, dando la possibilità di determinare una sorta di ontogenesi per questo organismo (Xiao & Knoll, 2000; Xiao et al ., 2007), e data la complessità dell'organismo è stato supposto che esso sia da considerarsi come un metazoa. Un paragone con organismi ediacarani contemporanei a Eoandromeda è stato espresso in Tang et al ., (2008), che compara queste forme con Tribrachidium (caratterizzato dalla presenza di tre braccia avvolte a spirale), e quest'ultimo correlato con Albumares , Anfesta e Skinnera altri organismi dell'Ediacarano che possiedono strutture simili a braccia e sovrapposti ad un sistema radiale complesso (Fedonkin, 1985), vedi immagine sottostante. Riferimenti bibliografici: Condon, D., Zhu M., Bowring, S., Wang W., Yang A., & Jin Y., (2005). U-Pb Ages from the Neoproterozoic Doushantuo Formation, China. Science, 308: 95-98. Ding L., Li Y., Hu X., Xiao Y., Su C., Huang J., (1996). Sinian Miaohe Biota. Geological Publishing House, Beijing, 221 pp. Fedonkin, M. A., (1985). Systematic description of Vendian Metazoa. In: Sokolov, B. S., and Ivanovskij, A. B., (Eds.),Vendskaya Sistema. 1. Paleontologiya. Nauka, Moscow, 70-106. Gehling, J.G., (1999). Microbial mats in terminal Protero zoic siliciclastics: Ediacaran death masks: Palaios, v. 14, p. 40–57, doi: 10.2307/3515360. Tang, F., Yin, C., Bengtson, S., Liu, P., Wang, Z., Gao, L., (2008). Octoradiate spiral organisms in the Ediacaran of South China. Acta Geol. Sin. 82: 27–34. Tang F. et al ., (2011). Eoandromeda and the origin of Ctenophora. DOI: 10.1111/j.1525-142X.2011.00499.x Xiao, S., & Knoll, A.H., (2000). Phosphatized animal embryos from the Neoproterozoic Doushantuo Formation at Weng’an: Guizhou: South China: Journal of Paleontology, v. 74, p. 767–788, doi: 10.1666/0022–3360(2000)074<0767:PAEFTN>2.0.CO;2. Xiao, S., Hagadorn, J.W., Zhou, C., Yuan, X., (2007). Rare helical spheroidal fossils from the Doushantuo Lagerstätte: Ediacaran animal embryos come of age?: Geology, v. 35, p. 115– 118, doi: 10.1130/G23277A.1. Zhu, M., Gehling, J. G., Xiao, S., Zhao, Y., and Droser, M. L., (2008). Eight-armed Ediacara fossil preserved in contrasting taphonomic windows from China and Australia. Geology 36: 867–870.
  • […] Il primo importante insieme di animali terrestri – denominato “fauna di Ediacara” dal nome della località australiana in cui furono scoperti i primi esemplari, ma oggi noto in tutti i continenti – visse nel periodo compreso fra circa 600 milioni di anni fa e il momento dell’esplosione (e forse alcune forme sopravvissero anche dopo). Queste grandi creature (in un caso, fino a un metro di lunghezza, sebbene la maggior parte degli esemplari abbia dimensioni nell’ordine dei centimetri o dei decimetri) tendevano a essere di forma nettamente appiattita, composte di numerose sezioni che sembrano “cucite” le une alle altre come gli elementi di una trapunta (di certo non segmentate in modo metamerico) e non sembrano possedere aperture corporee. Sebbene alcuni ricercatori abbiano cercato le origini di alcuni phyla di bilateri in seno a questa fauna particolare (Fedonkin e Waggoner, 1997) i loro accostamenti sembrano forzati, e molti paleontologi considerano la fauna di Ediacara alla stregua di una precoce espressione di possibilità pre-bilaterie nel piano corporeo dei diploblasti (con i moderni cnidari e alcuni altri gruppi che sopravvivono come vestigia di questa diversità più completa), mentre altri esperti li hanno considerati come un esperimento di vita multicellulare del tutto separato (e fallito) (Seilacher, 1989) o addirittura come un gruppo di licheni marini (Retallak, 1993)! In ogni caso, questi fossili di Ediacara appartengono a creature con il corpo molle, e il fatto che si siano conservati in tutti i continenti indica con sicurezza che qualsiasi bilaterio coevo dotato di parti dure (o anche con un’anatomia molle simile a quella della fauna di Ediacara) sarebbe stato facilmente collezionabile. Effettivamente, disponiamo di evidenze convincenti della presenza di bilateri verso la fine del Precambriano – ma non in una forma che induca a postulare la complessità e la specificità anatomica comparse poi per la prima volta nell’esplosione del periodo successivo. Xiao et al. (1998) hanno riferito la scoperta di embrioni costituiti dai blastomeri tipici dei primi stadi di segmentazione di creature evidentemente bilaterie (rinvenuti in rocce la cui età si colloca intorno ai 570 milioni di anni, ossia ai primi tempi di Ediacara) e in strati con un tipo di sostituzione fosfatica che può preservare solo organismi minuscoli. (Si vedano Chen et al. , 2000, per lo sviluppo e la conferma di questa interpretazione). Ancor più importante è stato il reperimento, da parte dei paleontologi, di una documentazione abbastanza ricca di tracce bentoniche (ma non di corpi fossili) che non avrebbero potuto esser prodotte dagli organismi di Ediacara – planctonici o sessili che fossero – e che sono state considerate, con il consenso di tutti gli esperti, di origine bilateria." Tratto da La struttura della teoria dell'evoluzione , di S.J. Gould, 2003 Codice Edizioni, Torino (Edizione USA 2002).

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