May 20, 2017

Nuovo studio su Parvancorina

4 comments

Sembra che gli articoli sulle faune di Ediacara in questi ultimi mesi stanno uscendo a profusione. Dopo quella su Dickinsonia, ecco un nuovo articolo che tratta di Parvancorina, dell'analisi sulle possibili strategie di alimentazione utilizzando modelli numerici e creazione di correnti di flusso che potrebbero indicare come questo enigmatico organismo si poteva orientare per poter assorbire al meglio i composti organici di cui si nutriva.

La pubblicazione è stata pubblicata il 17 maggio sul Royal Society journal Biology Letters: http://rsbl.royalsocietypublishing.org/content/13/5/20170033

 

Interessante la critica mossa da Antcliffe e Devereux che non sono d'accordo con questa interpretazione. Dato che ad oggi non sono state rinvenute tracce di movimento di questo organismo, secondo questi

autori potrebbe piuttosto trattarsi di una forma legata ai petaloidi e l'orientazione in direzione della corrente come una forma di tropismo.

 

Abstract

Establishing how Ediacaran organisms moved and fed is critical to deciphering their ecological and evolutionary significance, but has long been confounded by their non-analogue body plans. Here, we use computational fluid dynamics to quantitatively analyse water flow around the Ediacaran taxon Parvancorina, thereby testing between competing models for feeding mode and mobility. The results show that flow was not distributed evenly across the organism, but was directed towards localized areas; this allows us to reject osmotrophy, and instead supports either suspension feeding or detritivory. Moreover, the patterns of recirculating flow differ substantially with orientation to the current, suggesting that if Parvancorina was a suspension feeder, it would have been most efficient if it was able to re-orient itself with respect to current direction, and thus ensure flow was directed towards feeding structures. Our simulations also demonstrate that the amount of drag varied with orientation, indicating that Parvancorina would have greatly benefited from adjusting its position to minimize drag. Inference of facultative mobility in Parvancorina suggests that Ediacaran benthic ecosystems might have possessed a higher proportion of mobile taxa than currently appreciated from trace fossil studies. Furthermore, this inference of movement suggests the presence of musculature or appendages that are not preserved in fossils, but which would noneltheless support a bilaterian affinity for Parvancorina.

Per chi non potesse aver accesso a questo articolo una buona descrizione della pubblicazione la si trova qui:

https://phys.org/news/2017-05-life-precambrian-livelier-previously-thought.html oppure me la richieda.

May 22, 2017

Pensare cosa potessero essere rischia di cadere nell'anti-scientifico. Queste ultime pubblicazioni mettono un poco in crisi quello che si pensava fossero, e questo è un gran bene per poter sviluppare nuove interpretazioni.

Vero è che non si sono trovate ad oggi tracce di locomozione direttamente correlabili a Parvancorina, altrettanto vero è che non possiede alcuna segmentazione, ben che alcuni autori abbiano a suo tempo osservato una sorta di metamerizzazione, ma non è stata confermata.

La morfologia ad "ancora" della parte frontale è analoga a quella che si rinviene in alcuni artropodi del Cambriano inferiore come in Primicaris (del biota di Chengjiang), o in Skania (biota del Burgess Shale) per esempio, o nei trilobiti più ancestrali ed in particolare nelle fasi giovanili.

Il fatto che nella sopracitata pubblicazione si sia messo in evidenza che esista una orientazione preferenziale rispetto al flusso d'acqua marina, implica una capacità di movimento e detezione (che hanno anche le piante se è per questo) per poter assumere meglio le sostanze nutritive... con il problema aimeh che non si sa ancora per certo come, non essendosi trovato tracce di apparato boccale, ed allora per osmosi? chemiotrofia? simbiosi?

Per rispondere alla tua domanda quindi ti rispondo con un bel "non so" che cosa fossero, o meglio dove collocarle, sebbene mi piaccia poterle vedere in un ramo estinto che ha dato origine agli attuali artropodi.

Ragioniamo sempre terra terra...."tanto per chiacchiera"....Se escludiamo catastrofiche estinzioni che hanno cancellato TUTTO e ci si basa sul principio degli quilibri intermittenti, cercando di fare una "statistica a braccio" di cosa si è originato successivamente....tra le forme vincenti abbiamo artropodi, spugne, cnidari/ctenofori, anellidi e bivalvi e altro che adesso a braccio non mi sovviene...

 

Rileggendo "introduzione alla zoologia" Zanichelli, scopro che tra le forme ancestrali ancora oggi esistenti con simmetria bilateria ci sono i platelminti, o vermi piatti....

 

Copiando in maniera pigra una citazione di Wikipedia (scusatemi ma è scritta molto bene quindi perché correggerla?) trovo scritto: "primi animali a simmetria bilaterale dipendevano da una parte anteriore ed erano costretti a procedere lungo un'unica direzione.

Con l'ultima ricerca "fitta" molto bene non trovi?

Conseguentemente, una estremità veniva ad incontrare per prima il nuovo ambiente durante la locomozione attiva. Ciò indusse un processo di cefalizzazione degli organi sensoriali, con graduale definizione di un capo anteriore, in cui si concentrano i centri nervosi per elaborare velocemente i dati sensoriali e gli organi di senso (cervello abbozzato collegato a nervi longitudinali), nonché le strutture deputate per l'alimentazione.

Ora il dubbio che mi pongo é....a tua memoria ti ricordi se mai qualcuno abbia anche solo accumunanto gli Ediacarians a paltelminti?

Ti aggiungo una immagine sotto molto interessante... cosa "ricorda"? e sempre dallo stesso sito : http://www.discoverlife.org

 

© Copyright Marian K. Litvaitis, University of New Hampshire, 2005-2007

 

© Copyright Marian K. Litvaitis, University of New Hampshire, 2005-2007

 

Sembra o no un Gabonionta?

 

May 22, 2017

Fate capire qualcosa anche a un deficiente come il sottoscritto :-D praticamente funzionava come un phon al contrario? assorbiva quello di cui aveva bisogno orientandosi con la corrente giusto? Purtroppo non riesco a vedere l'articolo per intero, Enrico se riesci a fare il miracolo... magari via Facebook o altro... grazie!

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  • Ivantsov, A.Y., Zakrevskaya, M., Nagovitsyn, A. First paleontological Virtual Congress, December 2018 Estremamente interessante analisi su strutture che sarebbero andate perse durante i processi tafonomici, ma che rendono un'idea della complessità degli organismi del Precambriano. Al momento si ha un semplice abstract (che copio sotto). Se riesco ad avere ulteriori info, le mettero' sotto. Proarticulata, which include well-known genus Dickinsonia, were the largest mobile animals of the Ediacaran Period. Body fossil impressions, classified as Proarticulata, were formed by bilateral objects, divided in transverse direction into two rows of "half-segments". It has been previously thought that the body of the animal was isomeric, consisting of either a special organ located on its dorsal side or a solid shield forming a dorsal cover. The results of recent studies allow us to amend these views. Our observations show that objects that formed the majority of imprints did not represent the whole body of Proarticulata, but only a part, that was resistant to decomposition. This structure, divided into transverse elements, extended both to dorsal and ventral sides of the body. This structure was dense and probably served as an internal support. The study of some rare exceptionally preserved specimens suggests that a cover tissue was located over the segmented structure. On the dorsal side, it created a continuous shield that showed no signs of segmentation. The outer surface of the dorsal side of several genera of Proarticulata (Dickinsonia, Yorgia, Archaeaspinus, Lossinia, Onega) was covered with numerous evenly distributed tubercles. In Onega, the dorsal tissue at the posterior end formed a pair of long filamentous outgrowths. Ichnofossils attributed to Proarticulata consist of shallow pits created by ingestion of the microbial mat. Based on these traces, the ventral side of the body was segmented externally similarly to the supporting structure. The cover tissue on the ventral side probably bore cilia; furrows from presumed ciliary movement are preserved on the traces. The newly obtained data are in accord with the concept of a relatively high level of organization of Proarticulata.
  • Eoandromeda octobrachiata possiede una forma spiralata che ricorda la forma di una galassia da cui il nome del genere (dalla galassia di Andromeda) e per la specie l'origine viene dal latino octo = otto e brachiatus = provvista di braccia. Descritto in Tang et al ., (2008) questo organismo è stato rinvenuto presso Wenghui, nella Jiangkou County, provincia di Guizhou nella Cina meridionale. La formazione geologica di appartenenza è la upper Doushantuo Formation, formazione già nota per aver restituito nelle fosforiti nere le famose cellule sferiche interpretate come embrioni; questi livelli pero' risultano essere leggermente più antichi del biota di Miaohe che si rinviene della Yangtze Gorges. L'età di queste rocce è stimato tra i 580 e 551 milioni di anni (Condon et al. , 2005). Esemplari assimilati alla stessa specie, ma con un tipo di conservazione differente, si rinvengono nel biota di Ediacara in Australia, nell'Ediacara Member, parte inferiore delle Rawnsley Quartzite, margine esterno delle Flinders Ranges nel Sud dell'Australia. Precedentemente Ding et al . (1996) descrisse queste forme come ichnofossili. Le due popolazioni rappresentano il medesimo taxon conservati secondo due processi tafonomici differenti: le specie australiane sono conservate come impronte via la presenza di un tappeto algale che ha favorito la formazione della death mask (Gehling, 1999), mentre le specie cinesi, conservate in due dimensioni, hanno subito un processo di fossilizzazione di tipo Burgess-Shale, con la formazione di un film carbonioso scuro. Le litologie che hanno restituito Eoandromeda sono composte da shales scuri ed argilliti depositatesi in ambienti relativamente tranquilli e ricchi di materia organica al di sotto del livello di influenza del moto ondoso (in Cina) ed acque più agitate in cui si rileva la presenza di ripple marks (in Australia). In essi si rinviene un biota composto essenzialmente da impronte carboniose di alghe e dubbi metazoi (Chen & Xiao, 1992; Ding et al ., 1996; Xiao et al ., 2002). Il fossile di E. octobrachiata si presenta con forme piatte (per i fossili cinesi), leggermente ovali e con un diametro che è variabile tra 11.5 e 35.5 mm. Una linea di demarcazione scura si osserva nella parte periferica del fossile, suggerendo che fosse presente anche una membrana che si sviluppava intorno alle braccia dell'organismo. In vita si presentava con morfologia conica e con le braccia tubolari in posizione elicospirale posizionate sul fianco della struttura e con orientazione destrorsa (le estremità seguono un movimento orario se l'organismo è visto in posizione dorsale). Le singole braccia non erano libere, quindi non assimilabili a dei tentacoli, ma incorporate nel corpo dell'organismo; esse presentavano delle bande trasversali che sono considerate come omologhe alle ctenes che si rinvengono nei ctenofora: le ctenes consistono in una sorta di grandi e resistenti cilia che si muovono all'unisono e che permettono il movimento dell'organismo. Le braccia sono state interpretate come dei canali appartenenti al sistema gastro-vascolare presente all'interno della cavità di E. octobrachiata (Tang et al ., 2011). La simmetria 'octo-radiale' è stata osservata nei moderni ctenofora e cnidari, sebbene una simmetria bilaterale à comunque presente in questi ultimi. Interpretata quindi come appartenente ad uno stem group dei ctenofora, possedeva probabilmente uno stile di vita nectonico (Tang et al ., 2011), a differenza da quanto ipotizzato in precedenza, (Tang et al ., 2008). Fossili di ctenofori sono stati rinvenuti nei livelli di Burgess-Shale (505 Ma), Chengjiang (520 Ma) e un probabile embrione di ctenoforo è stato descritto nella Kuanchuanpu Formation (532 Ma), estendendo il registro fossile dei ctenofori al Cambriano basale. In Tang et al. , (2008) E. octobrachiata è interpretata come la forma adulta di alcuni embrioni rinvenuti nella Doaushantuo Formation che consistono di uno, quattro, o otto tubi avvolti a spirale intorno ad un nucleo centrale, dando la possibilità di determinare una sorta di ontogenesi per questo organismo (Xiao & Knoll, 2000; Xiao et al ., 2007), e data la complessità dell'organismo è stato supposto che esso sia da considerarsi come un metazoa. Un paragone con organismi ediacarani contemporanei a Eoandromeda è stato espresso in Tang et al ., (2008), che compara queste forme con Tribrachidium (caratterizzato dalla presenza di tre braccia avvolte a spirale), e quest'ultimo correlato con Albumares , Anfesta e Skinnera altri organismi dell'Ediacarano che possiedono strutture simili a braccia e sovrapposti ad un sistema radiale complesso (Fedonkin, 1985), vedi immagine sottostante. Riferimenti bibliografici: Condon, D., Zhu M., Bowring, S., Wang W., Yang A., & Jin Y., (2005). U-Pb Ages from the Neoproterozoic Doushantuo Formation, China. Science, 308: 95-98. Ding L., Li Y., Hu X., Xiao Y., Su C., Huang J., (1996). Sinian Miaohe Biota. Geological Publishing House, Beijing, 221 pp. Fedonkin, M. A., (1985). Systematic description of Vendian Metazoa. In: Sokolov, B. S., and Ivanovskij, A. B., (Eds.),Vendskaya Sistema. 1. Paleontologiya. Nauka, Moscow, 70-106. Gehling, J.G., (1999). Microbial mats in terminal Protero zoic siliciclastics: Ediacaran death masks: Palaios, v. 14, p. 40–57, doi: 10.2307/3515360. Tang, F., Yin, C., Bengtson, S., Liu, P., Wang, Z., Gao, L., (2008). Octoradiate spiral organisms in the Ediacaran of South China. Acta Geol. Sin. 82: 27–34. Tang F. et al ., (2011). Eoandromeda and the origin of Ctenophora. DOI: 10.1111/j.1525-142X.2011.00499.x Xiao, S., & Knoll, A.H., (2000). Phosphatized animal embryos from the Neoproterozoic Doushantuo Formation at Weng’an: Guizhou: South China: Journal of Paleontology, v. 74, p. 767–788, doi: 10.1666/0022–3360(2000)074<0767:PAEFTN>2.0.CO;2. Xiao, S., Hagadorn, J.W., Zhou, C., Yuan, X., (2007). Rare helical spheroidal fossils from the Doushantuo Lagerstätte: Ediacaran animal embryos come of age?: Geology, v. 35, p. 115– 118, doi: 10.1130/G23277A.1. Zhu, M., Gehling, J. G., Xiao, S., Zhao, Y., and Droser, M. L., (2008). Eight-armed Ediacara fossil preserved in contrasting taphonomic windows from China and Australia. Geology 36: 867–870.
  • […] Il primo importante insieme di animali terrestri – denominato “fauna di Ediacara” dal nome della località australiana in cui furono scoperti i primi esemplari, ma oggi noto in tutti i continenti – visse nel periodo compreso fra circa 600 milioni di anni fa e il momento dell’esplosione (e forse alcune forme sopravvissero anche dopo). Queste grandi creature (in un caso, fino a un metro di lunghezza, sebbene la maggior parte degli esemplari abbia dimensioni nell’ordine dei centimetri o dei decimetri) tendevano a essere di forma nettamente appiattita, composte di numerose sezioni che sembrano “cucite” le une alle altre come gli elementi di una trapunta (di certo non segmentate in modo metamerico) e non sembrano possedere aperture corporee. Sebbene alcuni ricercatori abbiano cercato le origini di alcuni phyla di bilateri in seno a questa fauna particolare (Fedonkin e Waggoner, 1997) i loro accostamenti sembrano forzati, e molti paleontologi considerano la fauna di Ediacara alla stregua di una precoce espressione di possibilità pre-bilaterie nel piano corporeo dei diploblasti (con i moderni cnidari e alcuni altri gruppi che sopravvivono come vestigia di questa diversità più completa), mentre altri esperti li hanno considerati come un esperimento di vita multicellulare del tutto separato (e fallito) (Seilacher, 1989) o addirittura come un gruppo di licheni marini (Retallak, 1993)! In ogni caso, questi fossili di Ediacara appartengono a creature con il corpo molle, e il fatto che si siano conservati in tutti i continenti indica con sicurezza che qualsiasi bilaterio coevo dotato di parti dure (o anche con un’anatomia molle simile a quella della fauna di Ediacara) sarebbe stato facilmente collezionabile. Effettivamente, disponiamo di evidenze convincenti della presenza di bilateri verso la fine del Precambriano – ma non in una forma che induca a postulare la complessità e la specificità anatomica comparse poi per la prima volta nell’esplosione del periodo successivo. Xiao et al. (1998) hanno riferito la scoperta di embrioni costituiti dai blastomeri tipici dei primi stadi di segmentazione di creature evidentemente bilaterie (rinvenuti in rocce la cui età si colloca intorno ai 570 milioni di anni, ossia ai primi tempi di Ediacara) e in strati con un tipo di sostituzione fosfatica che può preservare solo organismi minuscoli. (Si vedano Chen et al. , 2000, per lo sviluppo e la conferma di questa interpretazione). Ancor più importante è stato il reperimento, da parte dei paleontologi, di una documentazione abbastanza ricca di tracce bentoniche (ma non di corpi fossili) che non avrebbero potuto esser prodotte dagli organismi di Ediacara – planctonici o sessili che fossero – e che sono state considerate, con il consenso di tutti gli esperti, di origine bilateria." Tratto da La struttura della teoria dell'evoluzione , di S.J. Gould, 2003 Codice Edizioni, Torino (Edizione USA 2002).

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